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Palo Alto – Gia Coppola

Sesso, droga e… partite di calcio nella denuncia sociale firmata Gia Coppola. Il suo Palo Alto, presentato nella categoria “Orizzonti” di questa 70° Mostra del Cinema di Venezia, ricorda un poʼ lo Spring Breakers dellʼanno scorso, sebbene a tinte più edulcorate e molto meno scandalistiche. Non è un caso peraltro che nel cast compaia anche il nome di James Franco, sempre più maturo e sempre più lanciato, che rimpiazza lʼambiguo gangster di Harmony Korine con il volto più pulito di un allenatore di calcio premuroso ma fedifrago.

james franco palo alto

Con Palo Alto la Coppola fa luce su uno scorcio generazionale tristemente attuale, quello dei bambini-non-più-bambini che non hanno mai vissuto infanzia né innocenza, ma che ballano, si sballano e si spingono ogni giorno oltre i limiti. È un mondo in cui i sentimenti non trovano spazio alcuno, ma muoiono soverchiati dalla disperata volontà di “sembrare grandi e sentirsi grandi”, e di atteggiarsi come tali. In questo mondo fanno eccezione April e Teddy. I due (ragazzina solitaria lei, biondino un poʼ ribelle lui), sono genuinamente innamorati lʼuno dellʼaltro ma lʼambiente di cui fanno parte inibisce il loro rapporto: April (Emma Roberts) è vittima più o meno consenziente delle attenzioni del suo allenatore (il James Franco di cui sopra), Teddy (Jack Kilmer) subisce lʼinfluenza di un migliore amico problematico e strafottente, che esercita su di lui un ascendente fortemente negativo.

In un vortice di feste, alcol, droga e – pochi – compiti a casa, si consuma così la loro storia, quella di adolescenti cresciuti troppo in fretta e troppo in fretta disillusi dalla vita, che portano su di sé il peso e le ferite di unʼinnocenza mai vissuta. La sensazione finale è quella di un film già visto, che incuriosisce ma non entusiasma, pur avvalendosi di un cast promettente (è lʼesordio di Jack Kilmer davanti alla macchina da presa), e di una sceneggiatura interessante (che tra lʼaltro è lʼadattamento per lo schermo di un racconto del solito, talentuoso, James Franco). Venezia però ha abituato a film migliori.

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