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Ministry Of Love – Io Echo

Arrivo a Londra nell’Ottobre scorso, e come di consueto mi butto rapidamente sulla prima copia disponibile del celebre New Musical Express, per vedere “l’aria che tira” nell’underground britannico. Incappo in un articolo fatto di brevi interviste con alcuni artisti cui è chiesto di suggerire un nome di una band da tenere d’occhio nel 2013. Jonny Pierce, cantante dei Drums, cita gli Io Echo.

La complicità del destino è micidiale e quindi si dà il caso che, di lì a pochi giorni, Io Echo arrivino a Londra di supporto al tour del cantautor-indie albionico Gabriel Bruce. Vado ed assisto a uno show dove rimango impressionato da un suono che mette insieme indie, elettronica e new age in uno spettacolo quasi mistico, dove lo sciamano a centro palco è la bionda Ioanna Gika, voce e geisha della band. Accanto a lei, alle tastiere, l’altro: che poi è Leopold Ross, per chi volesse approfondire prima degli Io Echo stava al basso con i Big Pink.

Ora, Aprile 2013, esce il primo full lenght album degli Io Echo, intitolato Ministry Of Love e che segue ad un omonimo EP uscito l’anno scorso, dove troneggiava indiscussa la canzone When The Lilies Die, caratterizzata da un video che riesce a rendere molto bene l’idea delle ambientazioni che questo duo riesce a creare anche dal vivo. L’album contiene quattro delle cinque canzoni già contenute nell’EP (resta fuori Carnation, in download gratuito sul sito di Io Echo e alla quale collabora proprio Jonny Pierce) e ne aggiunge altre che completano il lavoro e lo indirizzano più chiaramente nel senso electro-mistico di cui parlavo qualche riga più sopra.

Spiccano tra i vari pezzi, oltre al già citato singolo di lancio, anche Shanghai Girls, Addicted e Stalemate, ma il fatto è che è davvero difficile scegliere. La voce di Ioanna, dal vivo come su disco, è quella di una geisha che sinuosa stende una trama ipnotica sulle basi elettroniche che stanno a metà strada fra l’elettronica lisergica dei Big Pink e le ritmiche sequenziali dei Drums in salsa shoegaze, con una forte impronta di Oriente, soprattutto Giappone, a legare il tutto.

Insomma, il giovane Pierce aveva ragione. Questo disco è un mezzo capolavoro. Peccato che in Italia non venga distribuito, né iTunes, né Spotify, niente di niente. Comprarlo su Amazon is the way. Chi scrive l’ha ascoltato e recensito grazie all’anteprima americana del solito Pitchfork. Speriamo che chi può ponga presto rimedio a questa assurdità. Per chi di voi ama ascoltare band che non conosce nessuno (qui da noi), ecco il vostro nuovo gruppo preferito.