CANI-COVER

Il Sorprendente Album d’’Esordio de I Cani – I Cani

Di getto, a caldo. Una recensione non si fa così, si viviseziona un album, poi dai, addirittura ascoltarlo in streaming (ma lo comprerò poi, che sia chiaro!). Ma non c'è una regola per fare una recensione.

Ma che cavolo me ne frega, son lanciato, tanto ora non ho sonno e i due caffè di oggi lavorano alla grande. Io che come tanti curiosi attendevo il 3 Giugno per il cd e ancora di più il 12 Giugno al MI AMI il primo live, mi trovo la sorpresa prima di (non) andare a dormire. Vi anticipo che I Cani, ancora più di prima, dopo aver ascoltato l'album d’esordio o li amerete alla follia o li odierete con tutto voi stessi. Con tutto quest'hype penserete di ascoltarvi l'album del secolo.

Ecco sarei curioso di sapere a priori cosa vi sareste aspettati. Il problema più grande sono sempre le velleitarie aspettative che l'uomo si precostruisce come castelli di sabbia che cadono alla prima mezza onda sfigata. Perché poi a criticare son tutti buoni, a spalare letame su chi con quattro pezzi stronzi e manco un live fa parlare così tanto di sé, può recar fastidio e tanto a chi ci ha messo anni per farsi spazio e prendersi una fettina di “indipendente popolarità”. Ma ci sta, può dar fastidio perché chi non vorrebbe essere sulla bocca di tutti come I Cani? Attendo qualcuno che mi dica no.

Brutta cosa l'invidia. Ci mancherebbe, c'è pure quella al mondo ma si potrebbe anche apprezzare che I Cani nati senza l'intento di diventar fenomeno, lo siano poi diventati; un po' per loro volontà ma solo di conseguenza al forte tamtam mediatico (termine che fa tanto Enrico Mentana) sulla rete. Per non parlar del non sapere chi si nasconda dietro, chi sia la mente e la voce: all'inizio un po’ per timidezza verso i propri intenti musicali e poi perché il gioco alla gente piace, incuriosisce e quindi che si continui finché si può. Apparire poi in un'intervista per Il Mucchio con una borsa di America Apparel è geniale e autoironico (se avete ascoltato Hipsteria capirete).

Ma poi nell'album mettono quattro pezzi già sentiti, una versione elettrica di un acustico già sentito, un intro strumentale, un altro pezzo strumentale a metà e solo altri quattro pezzi nuovi di pacca per le vostre (non più fra poco) vergini orecchie.

Bah!
Ecco, dai ditelo! Vi aspettavo al varco.
Ditelo che secondo voi è una cagata pazzesca!
“Ehh io lo sapevo che erano un pacco ‘sti Cani!” o “Tutta quest'attesa per sta roba!”; come se vi avessi qui vicino, vi sento perfettamente ripetere queste frasi. Un po’ come quando da piccolo tornavo con le ginocchia sbucciate e mi dicevano: “Io te l'avevo detto che ti facevi male”. Che rabbia. Ditelo che vi sembrano tutti uguali i pezzi! Bene ora una parte di chi legge può fermarsi qui. Chi vuol guardare oltre il proprio naso continui.

L'intro rumoristico – strumentale Theme from The Cameretta, ambulanze, suoni in loop, drum-machine scarna e lo-fi, synth solenni, porte che sbattono e voci familiari sul finale, spiega il titolo descrivendolo perfettamente senza parole. Hipsteria è un pezzo da Cani (cioè che riporta agli ascolti dei primi 4 brani che avrete ascoltato in rete), si sentono l'influenza del suono electro-pop di stampo anni '80, tastiere portanti e basso non proprio in primo piano. I testi, che sono il nocciolo portante di tutto, sono diretti, pungenti, volutamente attuali e circoscritti a quello che “loro” conoscono bene, infatti son di Roma e l'aperitivo di cui si parla è in un bar del Rione Monti. Il titolo poi spiega tutto, la moda e l'abitudine hipster che si basa su abbigliamento (American Apparel o leggins fluorescenti), letture indipendenti (David Foster Wallace) insomma una smodata ricerca della novità a tutti i costi per cercare di far parte di un’elite all’avanguardia e super-cool, ossia vero e proprio (h)i(p)sterismo che dal 2000 Williamsburg ha iniziato a esportare. “Andrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio, o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace.”

In Door Selection il synth è egocentrico ma ritmi alternati da rallentamenti poi via via più costanti prendono il sopravvento su tutto il brano. Tanti condizionali nel testo e tante buone volontà. “Smetterei di pippare, se solamente avessi iniziato: sarebbe una bella spesa in meno e davvero un bel gesto.”

Velleità troneggia nell'album per immediatezza, carica, tiro, colpo di basso al centro del petto e anche perché questo è un pezzo che avrete sentito 200 volte rispetto agli altri nuovi che avrete ascoltato a mala pena 7/8 volte; l'orecchio lo riconosce un po' come se fosse la voce di un vostro famigliare. Troppo facile dire che è il miglior pezzo come testo e melodia (non è detto) però l'istantaneità è piacevolmente devastante. “Le velleità ti aiutano a scopare quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero.”

Le Coppie vi spiazzerà sicuramente perché abituati al piacevole e melodico acustico minimale voce – chitarra sentito nell'intervista; sentirla così veloce, giocosa, ritmata, vi lascerà disorientati ma il testo vi riporterà a verità agrodolci che avete sempre pensato ma che per vergogna non avete mai avuto il coraggio di ammettere o proferire a qualcuno. Ci son voluti I Cani, al contrario delle coppie loro ci riescono quasi sempre. “Si dicono non rimaniamo estranei o nemici. Ma non ci riescono quasi mai. Neanche i meglio intenzionati ce la fanno quasi mai. La statistica afferma che spesso il primo a staccarsi dal primo dei baci è lo stesso che alla fine dirà di troncare.”

Intermezzo soft dilatato nei suoni ma conciso ed esaustivo nel testo con Il pranzo di Santo Stefano per tornare a ritmi alti un po' pop–elettronico con una drum–machine ben presente che si fa sentire in Post-Punk e synth imperterriti riconducibili a Velleità (del quale potrebbe essere il fratello minore). Contraddittorio è il testo nell'autoconvinzione sia del personaggio, sia di chi parla, sia per chi l’ascolta.

Il giornale musicale lo avete capito? “Vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa, o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha. E per questo non mi riconosco in questa società: per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità.”

Pausa strumentale con Cris X (Cristiano Luciani) in Roma Nord e ripartenza da urlo con I Pariolini di diciott'anni, un'occhio disincantato su una generazione da parte di chi l'ha vissuta in modo diverso. “Ed io che sto a guardare e rido, di che rido? Io che di nascosto vivo, io non vivo che nascosto ed ho un po' più di anni ma non so che cosa invidio, cosa invidio, cosa invidio, cosa invidio.”

Perdona e Dimentica è accusatoria, inquisitoria, uno schiaffo per farci riprendere e farla riprendere di tutti gli errori, del credersi chissà chi. Un suono più aggressivo con un testo emblematico e senza troppi giri di parole. Vergognati. “Vergognati. Non dei soldi che hai, ma di quanto li hai spesi male, in biglietti del treno per andare a litigare.”

Esiste una fine ed è Wes Anderson, sognante epilogo di speranza e positività che forse solo i film del regista americano riescono a portare vicino alla realtà. Poi apriamo gli occhi e forse quello che resta sono i cinquanta secondi di rumore finale, ecco quella è la vera realtà, ci avevate creduto. Illusi. “E i cattivi non sono cattivi davvero. E i fratelli non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero proprio come me e te”

Dal finale capiamo che non bisogna illudersi di niente e se vi siete illusi di qualcosa attendendo di ascoltare quest'album, beh siete degli ottimi registi e se rimarrete delusi non è colpa di certo dei Cani. Loro sono come avete sentito nei pezzi usciti durante quest'ultimo anno, né più e né meno. Spontanei, diretti nel cercare di dire qualcosa in modo diverso ed efficace senza troppi ruffianismi, utilizzando e spremendo al massimo ciò che hanno con un sano principio edonistico; cercando di non essere per forza simpatici a tutti i costi in tutti i modi come tutti fanno oggi, anzi forse proprio il contrario, come lascia intendere Niccolò.

Non è sorprendente perché era quello che mi aspettavo. Lo volevo così e mi piace tanto così. Anzi lo chiamerò “L'album che mi aspettavo de I Cani”, sorprendente è come in un anno abbiano fatto parlare di sé così tanto e sorprendente è la cruda schiettezza delle parole. Quello è sorprendente.

Esperimento riuscito! O li amerete o li odierete!
E poi?
E poi partono i Kinks.
Edonisti.

Grazie


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