Cover-Marassi

Marassi – Ex-Otago

“«Guarda sembra Paperopoli vista così dall'alto»”.
Nel corso degli anni se ne sono sentite di ogni riguardo il quartiere di Marassi, Genova, una delle zone con più alta densità abitativa della città e, soprattutto, dove l'umanità è davvero palpitante e brulicante. Con luoghi simbolo come lo stadio Luigi Ferraris, i palazzoni popolari e l'omonimo carcere, Marassi può essere eletto a super-simbolo non solo di Genova ma addirittura dell'Italia intera. È quello che devono aver visto gli Ex-Otago per il loro nuovo album, giustappunto Marassi, uscito per INRI, Garrincha Dischi e distribuito da Universal Music Italia.

Un lavoro che parte senza troppi fronzoli quello dei genovesi: partendo dalla città “più vecchia d'Italia” la prima traccia, per altro il secondo singolo estratto dall'LP, s’intitola I giovani d'oggi. Questa canzone, quasi adagiata su un morbido tappeto di synth e con un basso bello in evidenza, è una sorta di raccolta dei luoghi comuni in senso negativo contro i giovani, quando invece (concetto particolarmente caro agli Otaghi) bisognerebbe lasciarli “sbagliare in pace”. La qualità delle tracce è altissima: la seconda, Cinghiali incazzati, è ancora un inno fortemente generazionale, con un Maurizio Carucci particolarmente ispirato che racconta di “«filosofi operai, faccendieri disperati, cinghiali incazzati». Questa continua dimensione tra città e campagna, tra metropoli e bosco e tra cemento e natura, d'altro canto tratto identitario dello stesso quartiere di Marassi, si presenta con viva forza in Quando sono con te, terzo singolo estratto e, forse, la canzone di maggiore impatto. Un'ode romantica all'amore in genere ed a quello particolare perseguita tramite la “nuova vita” degli Ex-Otago: abbandonati i charanghi, i sax e i fluati i ragazzi di Genova hanno imbracciato ancora di più tastiere e synth. Ne viene fuori un suono, curato dal buon Matteo Cantaluppi particolarmente contemporanea, che va bella direzione di gran parte della musica italiana di oggi ma con un gradiente di personalità sempre molto spiccato, come del resto quando di parla degli Ex-Otago.

Tuttavia, in un album che è pieno zeppo di belle canzoni, forse la migliore, quella che ha “quel qualcosa di più”, è il terzo pezzo La nostra pelle. Una piccola/grande confessione tra sé e sé, in cui Maurizio Carucci dimostra tutta la maturità della propria scrittura e dove gli Otaghi non hanno paura di surfare su onde di synth con il più classico dei ritornelli: “La la la la e cantano una delle migliori strofe del loro canzoniere: «“A volte vorrei lasciarmi / ma non saprei con chi altro andare»”. Non si può fuggire dal proprio Ego come non si può veramente andarsene mai da Marassi: perché quel quartiere è dentro di noi e non possiamo fare altro che ballarlo.

Grazie


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