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Londra 2008, aspettando l’autobus

Con il lavoro che faccio (il cameriere) sono a contatto con la gente per almeno 12 ore al giorno. E non parlo di gente comunissima, la maggior parte sono: modelle, attori, rockstar e ogni sorta di artista o personalità del mondo dello spettacolo. Lavoro in un club privato nel cuore di Londra, uno di quei posti esclusivi, che a te che ci lavori poi tanto esclusivi non sembrano, anche perché vedi cosa ci sta dietro. Praticamente ogni giorno dalle 5 del pomeriggio fino alle 3 del mattino io sono lì a prender ordinazioni, pulire i tavoli e dare corda a quei famosi commensali qualunque cosa facciano. Perché è proprio vero che il cliente ha sempre ragione.

E vedo cose davvero patetiche: gente che non sta in piedi, gente così ubriaca e fatta che non riesce nemmeno a parlare. Spettacoli divertenti fino a un certo punto perché poi che senso ha? Che senso ha essere il cantante super-cool della band del momento ed esser li come un vegetale che non riesce nemmeno a muoversi. Dov’è il punto? Invece di godersi il successo, niente, ti perdi così, in niente. E’ davvero triste, ma ancora più triste è lo spettacolo quando me ne torno a casa. Alle 4 del mattino più o meno, potete trovarmi a Tot Court Road, è li che aspetto il mio autobus ed è li che vedo ragazzi dai 15 anni in su ubriachi marci, ogni giorno della settimana perché a Londra non esiste differenza tra il venerdì sera e il lunedì sera. E’ sempre festa, è sempre alcol, è sempre droga. Non esiste alcun limite. Lì ad aspettare l’autobus sono l’unico sobrio: la cosa mi fa ridere, mi fa pensare, mi fa anche un po’ incazzare.

Generazione alcolica, generazione del cazzo, non esiste più nessun tipo di valore, niente rispetto, niente non c’è veramente più niente. E allora non resta che farsi la propria vita senza pensare troppo al futuro e senza contare troppo sugli altri. La vita in provincia, in Italia, per quanto possa sembrare squallida rispetto a qui, ha ancora qualcosa, ancora un po’ di umanità, spero che non la perda mai, sarebbe davvero triste. Arriva l’autobus vado a casa a dormire. Domani lo stesso giorno mi aspetta.