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Letture dal Quaderno Rosso – Massimiliano Civica

La parola, l’azione e la re-azione sono al centro del percorso di Contemporanea 14 nel tentativo di stabilire un «nuovo ambito di riflessione, dove il protagonista e destinatario privilegiato è il pubblico», come afferma Edoardo Donatini, ideatore e direttore artistico del Festival. Le stesse tre parole saranno centrali anche nel seminario intitolato Letture dal quaderno rosso.

Al Teatro Magnolfi Nuovo, il regista Massimiliano Civica, prendendo spunto dai suoi quaderni di appunti – nero per il teatro greco e rosso per il teatro contemporaneo – riflette sulle dinamiche teatrali e attoriali. Il regista ha dimenticato però entrambi i quaderni, portando con sé quello su Eduardo De Filippo. Letture dal quaderno rosso (che non c’è), diventa così un percorso ironico, puntuale, pungente in cui lo spettatore-uditore viene immerso dentro l’arte del teatro da Tespi, Eschilo, Gorgia da Lentini fino a Stanislavskij, Mejerchol’d, Grotowski, Peter Brook. Su questa traccia principale si innestano le riflessioni sull’incomunicabilità ontologica di Pirandello, su quella etica di De Filippo con Napoli milionaria, le critiche a un’Accademia d’Arte Drammatica da cui «si pregia di esser stato espulso al secondo anno», o le traduzioni italiane fuorviate e fuorvianti di testi come Re Lear.

Noioso? Ebbene no, e non perché, come testato all’inizio, la quasi la totalità dei presenti fosse direttamente o indirettamente legata al mondo del teatro, ma perché l’artista reatino è stato capace di trascinare il pubblico dentro una storia, mettendo il dito dentro la piaga o le pieghe che come cartine tornasole svelano i punti di contatto, le giuste distanze tra il dolce inganno teatrale e gli interrogativi che lo abitano, lo distinguono, lo agiscono da secoli.

Dopo tomi di definizioni, diatribe sul mestiere, metodi attoriali di ricerca che nascono già nello stereotipo recitativo, la riflessione finale di Massimiliano Civica verte esattamente sull’azione: punto di arrivo per gli stessi maestri del Novecento diventati attori in questa lezione-racconto. Posto che la quasi totalità delle parole che usiamo non serve a comunicare ma a ottenere qualcosa, il regista si chiede perché non parlarle, viverle, recitarle come “azioni verbali”. Se il famoso «Romeo perché sei tu Romeo», anziché pensarlo come exemplum poetico per eccellenza, fosse percepito come la (re)azione di una donna dinanzi al timore che l’incontro con il suo amato possa esser l’ultimo? Chi le assicura, in fondo, che Romeo, valutando la situazione, non abbia deciso di rinunciare? Parole che (re)agiscono a una paura, che rappresentano, raccontano e fanno una storia possibile.

Tra il serio e il faceto Massimiliano Civica, prima di iniziare a parlare, si chiedeva se la frase «C’è un medico in sala?» occorresse sostituirla con «C’è uno spettatore in sala?» vista la maggioranza di «addetti ai lavori», ma poi tutti si sono lasciati dolcemente ingannare da un libro che non c’era mentre i verbi lo costruivano.