La vita possibile scena

La vita possibile – Ivano De Matteo

La vita possibile, del regista Ivano De Matteo, è una storia di speranza, di cambiamento e di amicizia. Co-produzione italo-francese, la pellicola è uscita nelle sale italiane lo scorso 22 settembre con Teodora.

Anna (Margherita Buy) scappa dalle violenze fisiche e psicologiche del marito, portando con sé il figlio tredicenne Valerio (Andrea Pittorino). Lasciano Roma in treno e si rifugiano a Torino, a casa di Carla (Valeria Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. L’evoluzione del film è il tentativo dei due fuggitivi di cambiare vita e ritrovare il proprio equilibrio lontano dalla violenza. L'aiuto convulso di Carla, quello fortuito del ristoratore-ex calciatore Mathieu (Bruno Todeschini) e quello tenero e ambiguo della prostituta Larissa (Caterina Shulha) li aiuteranno a ritrovare la forza per ricominciare.

Locandina La vita possibile

Il film, però, non convince del tutto. Il tema della violenza domestica sulla donna e quello della violenza assistita dal minore non sono esplorati nel giusto modo. Addirittura, si preferisce liquidarli nelle prime scene, come fossero una qualunque prolusione allo sviluppo della trama successiva. Eppure, madre e figlio scappano per una ragione ben definita e drammatica. Tale punto di debolezza si potrebbe giustificare affermando che la parte centrale del film non è la violenza, ma la fuga… quindi la speranza, la riuscita e infine la liberazione dalla violenza. Tutto visto con gli occhi di Valerio. Ma non regge ugualmente. Le inquadrature sono troppo delicate, quasi educate: quando Valerio entra in casa e assiste alla violenza; quando Anna si confida con l'amica; quando viene mostrato il totale smarrimento di Valerio tra la bizzarria di Carla, la difficoltà di integrarsi con i suoi coetanei e l’infatuazione per la prostituta del parco. Il film, inoltre, tergiversa troppo sul concetto di tristezza: la solitudine di Valerio, la solitudine di Anna, la solitudine di Mathieu e la solitudine di Larissa. L'unica che sembra felice, ma di una felicità un po’ febbricitante, è Carla.

La pellicola, comunque, ha anche i suoi punti di forza. Ivano De Matteo riesce a rendere tutti i personaggi funzionali alla storia, mostrando i loro aspetti più fragili: Mathieu è alla ricerca di una redenzione che lo Stato non gli ha concesso con la galera; Larissa “inganna” le sue colpe nel tentativo di sopravvivere e “consola” Valerio; Anna si chiede quanto sia stato giusto aver allontanato il figlio dal “falso-nido” familiare. Interessante che la sceneggiatrice Valentina Ferlan preferisca mostrare Anna soprattutto come una donna risoluta a cambiare la propria vita, anziché avvilita e in balìa delle violenze del marito. Valerio, sempre al centro del film, all'inizio si sente isolato dai coetanei (che spia con invidia), tanto da scegliere di stringere amicizie con adulti (Mathieu e Larissa).

Tutto resta aperto, forse anche troppo: le attenzioni del ristoratore Mathieu nei confronti di Anna, l'abbandono di Valerio nei confronti di Larissa, la stessa vita del ragazzino nel tentativo di normalizzarsi. Sullo sfondo ormai sembra inverosimilmente lontano il mondo della violenza domestica, argomento che diviene lentamente periferico rispetto alle sottotrame.