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La ragazza senza nome – Jean Pierre e Luc Dardenne

Il Cinema Apollo di Milano ha avuto l’’onore di ospitare Jean-Pierre e Luc Dardenne in occasione dell’’uscita italiana del loro nuovo film La ragazza senza nome.

Jenny, giovane medico una sera sceglie di non accogliere nel proprio ambulatorio una ragazza bisognosa di aiuto solo perché già in orario di chiusura. Quando questa viene trovata morta il giorno successivo la protagonista decide di scoprirne l’’identità e il motivo della morte, affrontando un senso di colpa dirompente senza fermarsi neanche di fronte a persone pericolose o minacce.

È un piacere ascoltare la positività mostrata dai due registi nel breve incontro, moderato da Mattia Carzaniga, dedicato all’’amore verso le donne e alla loro innocenza. Lo sguardo quasi puerile di Jenny (Adèle Haenel), immagine principale della locandina del film,– possiede la forza dell’’innocenza, quella che perlopiù hanno i bambini, e che permette di affrontare qualsiasi cosa a testa alta. È così che, in generale nella loro filmografia ma soprattutto in questo film, i fratelli belgi tengono vivo il bambino che è in loro.

L’’incrollabile dolcezza e sensibilità di Jenny è il motore della sua incessante ricerca per la verità. Lei ama curare e aiutare le persone, al punto da togliersi il sonno se qualcuno suona al suo ambulatorio di notte. Ma quando, per una volta, una punta di egoismo prende il sopravvento e qualcuno muore, la ricerca dell’identità di questa persona diventa per Jenny una vera e propria missione di vita. Tuttavia, se per chiunque altro ciò avrebbe sconvolto la propria vita, lei si impegna ancora di più nel proprio lavoro e fa vedere una volta di più la fotografia della ragazza senza nome.

Insomma, per dirla con i Dardenne, «è la storia di una donna che vive nella testa di un’’altra donna». Forse non può manifestarsi in maniera più chiara e viva la loro sensibilità verso il mondo femminile. Al di fuori del proprio lavoro, che già non ha orari, Jenny si dedica completamente alla ragazza sconosciuta, con un amore che sfida la città restia ad aiutarla, disinteressata o con la paura di finire nei guai. Si instaura quindi una solidarietà tra donne virtuale e infrangibile, come non ne dimostra con nessuno. Di contro, gli uomini in questo film rappresentano l’’elemento che in varie declinazioni ostacola la missione di Jenny: un bimbo suo paziente che le mente per mantenere un segreto, il papà di questi che rivela atteggiamenti ambigui, il giovane stagista presso l’’ambulatorio che lascia improvvisamente il paese, alcuni tipi loschi che la minacciano. I registi si soffermano nell’’intervista su quanto le donne abbiano subito da sempre la violenza dagli uomini e su come il film invochi la loro definitiva liberazione in tutti i campi: sociale, religioso, sessuale e lavorativo.

Nonostante La ragazza senza nome difetti leggermente di quel pathos per cui brillavano titoli precedenti come L’’enfant, si riscatta nella creazione di un personaggio splendido ed esemplare, immerso nel realismo autentico e sapiente che i Dardenne sanno mettere in scena come pochi. Assenza di musiche e tanta camera a mano: il loro sguardo sul mondo parte da qui.