Mate-me por favor

Mate-me por favor – Anita Rocha da Silveira

Barra da Tijuca, periferia benestante di Rio de Janeiro, giorni nostri; un paesino sterile, dove campi incolti si accostano a palazzi residenziali immensi destinati a moltiplicarsi; morti seriali. Questo il contesto del nuovo film della trentenne brasiliana Anita Rocha da Silveira, presentato al Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti.

La pellicola prende il punto di vista di quattro ragazze che cercano di vivere la loro vita in quel sobborgo statico e alienante: le vicende che le coinvolgono riguardano l’esperienza dei primi amori, l’esplorazione sessuale, il disagio familiare, la rivalità con le compagne di scuola. Improvvisamente, il quartiere viene sconvolto da sistematici omicidi di ragazze, destando in loro pensieri e preoccupazioni. In particolare Bia, la vera protagonista del film, si avvicina più delle altre al caso, visitando i luoghi dove vengono compiuti gli omicidi e informandosi sull’’identità delle vittime.

Mate-me Por Favor still

Difficile catalogare l’opera sorprendente e multiforme di una regista dalle mille risorse: Mate-me Por Favor è un racconto di formazione sporco di sangue, inquietante e imprevedibile. Si passa facilmente dalle conversazioni frivole delle ragazze nella scuola a soggettive notturne in un campo deserto con musica tetra e quasi psichedelica; o da un balletto ripreso con stile da videoclip a fotografie delle ragazze un tempo in vita. In questo mosaico di atmosfere così diversificate, de Silveira crea il disorientante mondo in cui le ragazze vivono: in un paese che sembra non avere legami col resto del mondo e martoriato da efferati omicidi, la vita dei suoi abitanti procede per inerzia e senza stimoli. Due scene eloquenti lo testimoniano: Bia e molti ragazzi che si svegliano all’’alba in un campo e camminano come zombi; i ragazzi che percorrono i corridoi della scuola mostrandosi depressi e con ferite al volto.

Alla luce di tutto questo, il film presenta un lato narrativo e uno descrittivo, entrambi inscenati con riprese lunghe e camera a movimento lento, quest’’ultima spesso accodata a Bia durante le sue esplorazioni. Questa lentezza non infierisce sul coinvolgimento perché la priorità non è il ritmo o la verità sugli omicidi, bensì delineare lo spaccato di quel mondo: vuoto, fintamente agiato e occultamente violento. De Silveira oltretutto pervade il film di un tono onirico e oscuro (con echi di Lynch e del Richard Kelly di Donnie Darko), che trova l’apice in alcune sequenze in particolare (cita Shining di Kubrick), e cattura completamente.

Mate-me Por Favor è provocatoriamente un grido d’’aiuto urlato silenziosamente dai titoli di testa a caratteri cubitali. Da spettatori, si ha la stessa reazione che ha Bia di fronte a una ragazza in agonia: si vuole fare qualcosa pur sapendo che le speranze sono poche.