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La normalità fuori dalla norma

Peter Pan guarda sotto le gonne e la costruzione dell'identità

«Delle fate si sa poco, io credo sia perché siamo esseri scomodi, che mettono in crisi le regole di una società chiusa e…»

Afferma Tinker Bell, la fata rattoppa-campane in Peter Pan guarda sotto le gonne. E proprio come le fate, anche delle persone transgender non si vuole sapere molto, sono considerate anzi persone “scomode” che sembrano turbare l’ordine conformista di questa società chiusa. Tuttavia, più che sulla condizione transgender, lo spettacolo di Livia Ferracchiati tratta un argomento più ampio – che certamente l’attraversa –: si tratta dell’identità di genere, questione che, per quanto possano dirne gli allarmisti della “teoria – inesistente – del gender”, riguarda tutti (gay, etero, trans), poiché non ha a che fare con l’orientamento sessuale ma, appunto, con la costruzione della propria identità. Nel caso più generale, sesso biologico e percezione di sé come uomo o donna coincidono, ma non sono rari i casi di gender nonconforming, per usare un termine caro a Judith Butler, corpi che rifuggono e riscrivono le regole di genere, come può essere il caso delle persone transessuali che affrontano una transizione da un corpo femminile a uno maschile.

Ma in che modo e quando avviene questo delicatissimo e doloroso processo di autoconsapevolezza e quant’è difficile mostrarsi per ciò che si è in una società che non è abituata a concepire queste possibilità di esistenza fuori dalla “norma”? Peter Pan guarda sotto le gonne s’inserisce proprio qui, nel momento cruciale della preadolescenza in cui una ragazzina scopre che «non è esattamente una femmina, ma precisamente un maschio», un divario drammatico fra mente e corpo filtrato però attraverso la leggerezza della favola di Peter Pan, su cui Greta Cappelletti e Livia Ferracchiati costruiscono una drammaturgia non soltanto prendendo a prestito nomi e situazioni dal libro di James M. Barrie, Peter Pan nei giardini di Kensington, ma instaurando altresì una rete di corrispondenze e contrasti fra reale e favolistico.

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Foto di scena ©Lucia Menegazzo

Proprio come il personaggio di fantasia, Peter (Alice Raffaelli) non vuole crescere per paura di non essere accettato dal mondo degli adulti. Guarda sotto le gonne per esplorare nell’Altro un corpo da cui è attratto ma che in sé non riconosce, non accetta e non perdona; ed è da qui che nasce la sua rabbia e il suo struggimento che la compagnia The Baby Walk veicola attraverso diversi linguaggi susseguenti in scena in modo armonico: dalla parola alla danza (coreografie Laura Dondi), dal meta-teatro dei soliloqui inquietanti della fata onnisciente Tinker Bell (Chiara Leoncini), fino alla musica, poiché anche l’urlo di The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd sembra assumere una valenza drammaturgica.

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Foto di scena ©Lucia Menegazzo

Sulla scena quasi spoglia del Teatro Quarticciolo, abitata da pochi oggetti – e vestiario (Laura Dondi) – simbolici (scene Lucia Menegazzo) che rievocano l’atmosfera degli anni Novanta, Peter indossa un vestito rosa ma adora il calcio, sogna le ragazze anche se ha le prime mestruazioni, danza e lotta contro la sua proiezione maschile (Luciano Ariel Lanza), il riflesso di come veramente si sente. Eppure, Peter è anche una ragazzina normale, con due genitori mediamente borghesi che compaiono in voci fuori campo (Ferdinando Bruni e Mariangela Granelli) volutamente ottuse e grottesche, che gioca nei Giardini di Kensington con Wendy (Linda Caridi) di cui è innamorata e non corrisposta. Insomma, è proprio questa normalità che Livia Ferracchiati evidenzia, la normalità di un percorso che prende semplicemente una strada diversa – niente teorie psicanalitiche, stravaganze o un’infanzia particolarmente travagliata sono qui a determinare l’identità di genere – di cui non c’è d’aver paura.

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Foto di scena ©Lucia Menegazzo

Di Peter Pan guarda sotto le gonne colpisce così l’essenzialità nell’affrontare in modo incisivo un argomento complesso e molto frainteso, come anche la qualità e la consapevolezza artistica della giovane compagnia The Baby Walk, che attraverso un taglio registico e interpretativo limpido e senza fronzoli riesce a indagare il mondo degli adolescenti con tocco ironico e veritiero senza edulcorarli o scimmiottarli. Uno spettacolo delicato che sensibilizza senza essere pedante, che ci auguriamo di vedere programmato nelle scuole in modo da fare luce su una questione che genera ancora troppa paura e ignoranza. Proprio come i bambini credono nelle fate, occorre mettersi in ascolto di ciò che è poco conosciuto o apparentemente “diverso”, altrimenti, le fate, è come se non esistessero.

Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma – 4 maggio 2017

Ascolto consigliato

PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE

Ideazione e regia Livia Ferracchiati

drammaturgia Greta Cappelletti e Livia Ferracchiati

con Linda Caridi, Luciano Ariel Lanza, Chiara Leoncini, Alice Raffaelli

movimenti scenici Laura Dondi

scene Lucia Menegazzo

costumi Laura Dondi

luci di Giacomo Marettelli Priorelli

e con le voci di Ferdinando Bruni e Mariangela Granelli

promozione e videomaking Andrea Campanella

Produzione The Baby Walk con il sostegno di Campo Teatrale e CAOS – Centro arti Opificio Siri