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Chi tace non mente, nasconde

Ferracchiati e l'omertà dello sguardo di provincia

Cosa accade in provincia? È da lungo tempo ormai che il teatro ci ha abituato al racconto della vita nei piccoli centri. Neanche questo miraggio di modernità ipertecnologica, che ha stressato e rammollito la vita più di quanto non l’abbia migliorata, è riuscito a frenare l’attenzione per la complessa semplicità delle piccole comunità. Ma per una buona volta questa riflessione non giunge dal Sud bensì da quel grande sconosciuto – terremoti a parte – chiamato centro Italia.

Stiamo parlando di Todi is a small town in the center of Italy della trentunenne Livia Ferracchiati. Diplomata alla Paolo Grassi nel 2014, la regista umbra ha fondato lo scorso anno la compagnia The Baby Walk con cui sta lavorando a una trilogia sul tema della formazione dell’identità. Todi is a small town invece è un progetto semi-documentaristico incentrato sulla cittadina d’origine di Ferracchiati, prodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Terni Festival (che ha offerto una lunga tenitura-residenza, al CAOS, dall’8 al 30 novembre, dopo il debutto di settembre).

Lo spettacolo si muove lungo due binari. Da un lato c’è la schietta realtà, nella forma di videointerviste agli abitanti di Todi proiettate, prima, su un piccolo televisore a tubo catodico in proscenio, poi, su una lunga parete bianca, crepata in cima, come un cretto di burriana memoria; dall’altro, proprio a ridosso di questo muro di indeterminatezza che si erge sul fondale, troviamo invece l’invenzione drammaturgica, nel corpo degli attori che a intermittenza con le interviste, vestono i panni di quattro giovani amici, abitanti “tipo”, che si ritrovano ogni giorno in piazza.

Realtà e verosimiglianza si alternano, dunque, tra recitazione e proiezione in una progressiva crepatura di quella idea simil bucolica di Todi quale “città più vivibile della Terra”come ebbe a definirla venticinque anni or sono l’urbanista, pioniere della eco-sostenibilità, Richard Levine.

Ma fin qui, si dirà, nulla di nuovo sul fronte occidentale.

L’azione di Ferracchiati, tuttavia, non viaggia in direzione di uno spettacolo a tesi, mosso cioè dal desiderio di sgretolare l’apparenza paradisiaca di Todi per denunciare come – al pari di ogni piccolo centro italiano più o meno felice – sia covo di sguardi, chiacchiere, giudizi, discriminazione di qualunque “non prevista diversità”. Tutto questo c’è, certo, ma teatralmente parlando, il pregio di Todi is a small town è un altro.

In scena è presente un quinto attore, un po’ nascosto, quasi spalle al pubblico, che armeggia di tanto in tanto con un’asta quasi fosse un cavalletto, parla al microfono, parla agli attori (“estraendoli” dal loro muro quotidiano), fa loro domande come a tutti gli altri (veri) intervistati, descrive le loro reazioni come un narratore, ci dice le loro risposte – però non sempre le risposte (verbali o fisiche) che egli riporta sono le stesse che gli attori ci restituiscono.

Ebbene. Dietro questo non-personaggio dell’intervistatore scopriamo l’azione dell’artista e in essa riscopriamo noi stessi. Non noi pubblico teatrale, no, noi spettatori quotidiani inconsapevoli; noi, che attraversiamo strade, guardiamo, sentiamo e non diciamo nulla eppure vorremmo sapere di più; un noi che stavolta ha la possibilità di sganciarsi dalle “belle risposte”, di coltivare la domanda, di farsela innanzitutto, di scrutare quel vuoto tra detto e non detto, e di capire senza facili conclusioni che tacere non è mentire bensì nascondere e, dunque, chiedersi perché lo si faccia, per mantenere cosa.

Perché forse quell’aura di pace e armonia dei piccoli centri è una dimensione simbolica (l’apparenza) che si deve conservare infrangibile: esplicitare la verità equivarrebbe a precipitare nel cinismo crudele delle metropoli. Come dire, peggio l’illusione di villaggio felice o la cruda verità che porta al nichilismo? L’equilibrio è affidato a quel contraddittorio teorema chiamato senso del limite.

Ricordiamoci che in realtà “discriminare” significherebbe “porre un discrimine”, un confine fra ciò che è e deve continuare a mantenersi (la tradizione/normalità) e ciò che invece non ha una storia e giunge come elemento di messa in discussione (la novità/diversità). Discrimine che, per quanto limitante, se non esistesse non consentirebbe alcuna crisi quindi alcuna evoluzione. È la vecchia questione di conservazione contro progresso: non è un fatto di scegliere tra i due ma di integrarli.

Forse Todi is a small town non coglie fino in fondo la sua vera grande portata – e si chiuderà con un finale amaro, un po’ drammatico, probabilmente non indispensabile –, ma al contrario di molti colleghi coetanei Ferracchiati va oltre l’espediente brillante o la denuncia sociale che tanto piace a benpensanti e miopi del settore, e offre un’acuta contaminazione – formalmente organica, concettualmente lucida – fra teatro e cinema. Cioè fra evocazione e osservazione.

Così come la macchina da presa ci porta a vedere ciò che essa soltanto vuole facendolo però diventare nostro, quel microfono in proscenio ci presta la bocca per dire qualcosa che non diremmo ma in cui all’improvviso riscopriamo la nostra voce.

Perché discriminati o discriminanti, esuli o omertosi, la domanda è sempre la stessa:

Ma tu, nel tuo mondo, come ci vivi? Perché io, il mio, ancora non ho capito se è buono o cattivo, però mi ci sto abituando.

E questo mi fa paura.

Ascolto consigliato

Teatro Studio Uno, CAOS, Terni – 27 novembre 2016

Crediti ufficiali:

TODI IS A SMALL TOWN IN THE CENTER OF ITALY
scritto e diretto da Livia Ferracchiati
dramaturg Greta Cappelletti
aiuto regista Laura Dondi
con Caroline Baglioni, Michele Balducci, Elisa Gabrielli, Stella Piccioni, Ludovico Röhl
movimenti scenici e costumi di Laura Dondi
scene di Lucia Menegazzo
ideazione delle luci di Emiliano Austeri
consulenza illuminotecnica di Giacomo Marettelli Priorelli
regia e montaggio dei video di Brando Currarini e Ilaria Lazzaroni

Produzione Teatro Stabile dell’Umbria/Ternifestival
Residenza artistica presso il CAOS di Terni
con il sostegno di Indisciplinarte e Associazione Demetra
In collaborazione con la compagnia The Baby Walk
Si ringrazia il comune di Todi