LA_LUNA_SU_TORINO_Eugenio_Franceschini

La luna su Torino – Davide Ferrario

La nuova coordinata geografica di Davide Ferrario, il regista de La luna su Torino, è ancora il capoluogo piemontese, nello spostamento tra la Mole (cfr. Dopo mezzanotte) e la nuova localizzazione, il 45° parallelo, ovvero quello su cui sta in bilico/equilibrio la città di Torino, equidistante parimenti dal Polo e dall’Equatore e allineata orizzontalmente con la Mongolia.

La costruzione dell’immagine è architettura pura, che riempie l’osservante di soddisfazione, qualunque sia il suo gusto prediletto, perché guardiamo una Torino contemporanea, metallica, cementata, vetrata e una omogenea alla prima ma al confronto quasi onirica, quella della zona delle colline, a tratti bucolica, anche nell’interno dell’appartamento cuore della storia.

Forse è proprio l’eccellente “scenografia”, naturale e non, a stordire per bellezza e innestare il dubbio che possa essere davvero una storia significativa, ma la perplessità rimane. È così meravigliosamente invasivo l’aspetto estetico/urbano del film, un’incantevole celebrazione di Torino, che costantemente si rimane con l’interrogativo che quello che si sta vedendo sia davvero qualcosa di sensibile, alto, introspettivo, eppure per tutta la visione il dubbio sembra non sciogliersi.

Una casa, tre persone, il comune desiderio di realizzazione (seppur differente): cosa c’è di straordinario in questa idea? Niente, niente che non sia già stato raccontato e, anche se i tre ruoli sono profilati abbastanza precisamente, questo non prende per mano verso una percezione che possa permettere di dire che il film abbia un’idea importante, anzi.

Di bellezza, oltre a quella urbano-architettonica, c’è anche quella della citazione, sparpagliata per tutto il racconto: Leopardi, Casanova… però, così rimane un po’ fine a se stessa forse, compiace ma perde anche il proprio valore, o forse, meglio, non basta da sola a reggere una storia troppo normale.

La città come mostrata, l’idea del far ruotare per metafora dell’equilibrio la vicenda intorno al 45° parallelo, in tutta la sua simbologia, le citazioni letterarie e filmiche – addirittura con spezzoni di muto – sono ingredienti non ricorrenti ma assemblati su una trama che non valorizza “l’ordito” di queste caratteristiche, a sé stanti molto particolari ma così “cucite” poco efficaci.