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La isla minima – Alberto Rodriguez

20 settembre 1980, Andalusia. Sono passati pochi anni dalla morte di Francisco Franco, dalla fine della sua dittatura e il successivo passaggio alla democrazia, ma l’atmosfera è ancora opprimente e si percepisce la vicinanza di un regime che incombe e non lascia respiro, in quell'aria già torbida e irrespirabile che avvolge la palude andalusa.

Due detective della squadra omicidi vengono inviati da Madrid in un piccolo villaggio bagnato dal fiume Guadalquivir per indagare sulla scomparsa delle due sorelle Estrella e Carmela, sparite durante la festa del paese. I corpi privi di vita delle due adolescenti, dai volti sfigurati e martoriate da violenze sessuali, saranno ritrovati nella palude circostante.

La isla minima poster

In questo ambiente torbido e cupo, il vero protagonista di La isla minima sembra essere proprio il fiume, che Alberto Rodriguez inquadra spesso con suggestive riprese aeree: le sue acque permettono la pesca e il raccolto agli abitanti del villaggio, ma quelle stesse acque si macchieranno più volte del sangue dei cadaveri abbandonati e trascinati dalla corrente.

Quella di Rodríguez è una regia accurata e attenta ai dettagli, sceglie inquadrature e movimenti di macchina che potrebbero adattarsi bene a una serie televisiva e ci ricordano – il genere thriller ci aiuta in questa direzione – prodotti statunitensi, come Breaking Bad o True Detective.

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Rimandano in particolare al primo True Detective le figure dei due poliziotti che indagano insieme in un ambiente a loro estraneo, con metodi diversi di lavoro e agli antipodi per idee politiche: uno vicino al franchismo, con un passato macchiato di sangue, l’altro ostinato nel condannare e sfidare la corruzione e lo strapotere militare in un paese in cui libertà e democrazia faticano a radicarsi. «Qualsiasi posto è migliore di questo», afferma un’amica delle vittime durante l’interrogatorio. Infatti fanno da sfondo disordini sociali, scioperi per aumenti di salario, debiti con usurai, corruzione, povertà e desiderio di fuga.

Seppur ostacolati dalla Guardia Civil e dall'omertà e dalla paura degli abitanti del luogo, i due detective riusciranno a portare a termine le indagini con successo, rivelando un colpevole inaspettato. La isla mínima non si limita a districare il nodo intorno alla scomparsa e all’omicidio delle due giovani sorelle, come il genere richiede, ma si dedica anche ad un’analisi sociopolitica della Spagna meridionale degli anni Ottanta e ad una costruzione psicologica dei personaggi, tingendosi di noir, rivelando un debito nei confronti del James Ellroy di Black Dahlia.

Alberto Rodríguez dunque ci regala un thriller politico, ma anche psicologico, con cui la sua maturità registica ha ottenuto uno straordinario successo alla 29esima edizione dei Premi Goya, collezionando ben dieci riconoscimenti.