Foto di scena ©Luca Del Pia – Kilowatt Festival 2016

De Summa reinventa l’epica

'La sorella di Gesùcristo' spara dritto nel presente

Una storia non è importante per ciò che racconta, una storia è importante quando riesce a farsi eco di qualcosa di più grande. Con La sorella di Gesùcristo Oscar De Summa supera le storie della sua «piccola piccola piccola» Erchie, del suo piccolo piccolo piccolo vissuto personale, e dà vita a qualcosa di molto più grande: inventa unepica.

Questa questione che è propria di questa ragazza, personale, particolare, unica, che succede qui e succede ora, questa cosa che è collocata, in modo particolare, unico, precisamente qui, nel tempo e nello spazio, questa storia sta diventando LA STORIA, una cosa che è poi di tutti, di tutto il paese, ma anche di tutta la nostra onorata società forse, forse addirittura dellumanità.

Ma questa piccola storia che si fa così grande, di cosa parla? È una linea, una linea che parte da una pistola in un cassetto e arriva a qualcuno cui sparare: prima c’è un torto subìto (che emergerà poi, cioè durante lo spettacolo), dopo c’è uno scoppio nel buio (che ognuno potrà interpretare a suo modo), nel mezzo c’è lei, Maria, «la sorella di Gesùcristo» (perché nei piccoli piccoli piccoli paesi della Puglia tutti hanno un soprannome, anzi, tutti sono il ritratto scavato in quel soprannome), una ragazza neanche maggiorenne, una ragazza determinata, una ragazza che lungo quella linea non si farà fermare da niente e nessuno, una ragazza che va a cercare il suo destino.

Perché qui la paura oggi non ci può stare! Qui la paura ha perso la sua casa!

Apparentemente La Sorella di Gesùcristo potrebbe sembrare in continuità con i precedenti capitoli della trilogia – Diario di Provincia e Stasera sono in vena –: ritorna il paese natale dell’attore, i suoi buffi abitanti, quel mosaico di ritratti, voci, tic, parole smangiate dal dialetto, la musica rock degli anni ‘80, il disegno luci essenziale, la gestualità febbrile e pacata con quelle micro-trasfigurazioni affidate a una smorfia sulle labbra, a un’increspatura della fronte, a un fremito ondulante nelle mani. Ma stavolta c’è qualcosa di più, qualcosa che non si può ascrivere al teatro di narrazione. Stavolta Oscar De Summa guarda meno a sé (a ciò di cui è già capace, a ciò che gli è già proprio). Stavolta si contamina più che mai.

Ci sono le immagini videoproiettate, in contrappunto radiografico, del disegnatore Massimo Pastore. C’è un ritmo che alterna rapide carrellate a flashback distensivi senza smarrire la tensione narrativa. C’è il cinema, c’è la letteratura, c’è il fumetto, c’è altro “altro” teatro che si mescola: dal rimpasto vintage di Tarantino alla nobiltà dei vinti di Kurosawa, dalle voci grottesche di Rezza all’arabesco al microfono di Latini, dalla vendetta eroica di Alan Moore all’aridità pregnante di Cormac McCarthy, per non parlare della musica, e si potebbe andare avanti per righe e righe a cercare citazioni ed echi, ma non è neanche questo.

Qui ciò che c’è davvero è il respiro del nostro tempo. È come se a partire dal proprio, De Summa avesse ascoltato, individuato, raccolto, assimilato, digerito e rimasticato ciò che sta caratterizzando questo presente, per poi ritornare a sé e parlare una lingua e una storia che si fa voce di tutti.

Ciò non significa che La sorella di Gesùcristo sia universale, perfetto, sbalorditivo o che abbia chissà quale ambizione messianica, no, al contrario, è qualcosa che rimane piccolo piccolo piccolo, ma che nella sua accettazione consapevole del piccolo diventa grande. E – categorie a parte – non possiamo fare a meno di scorgervi unepica tutta contemporanea.

Epos in fondo sta per «parola, inno, ciò che va detto»: se l’epica parla di eroi è perché l’eroe è l’unione fra dio e uomo, fra infinito e limitato, cioè fra possibile e reale; eroe insomma è colui che attinge allideale e lo realizza nel concreto.

E Maria questo fa, nella sua vendetta personale dell’onor leso sovverte la legge del paese, ribalta il passivo in attivo, e nel suo attraversamento determinato di quel piccolo grande mondo in cui vive, silenziosamente, tenacemente, risveglia linerzia collettiva e la trasforma in  consapevolezza: passo dopo passo ogni abitante, al di là della propria piccola piccola piccola storia privata, si sentirà finalmente parte di una storia più grande e deciderà, coscientemente, responsabilmente, di prendere quella parte, cioè la parte dell’eroe.

Il primo che prova a fermarla giuro che lo ammazzo con le mani mie.
E se sei un uomo vai a casa, prendi il tuo fucile e dammi una mano.

Le parole si erano sentite come amplificate e chi non le aveva sentite dalle labbra di Rosario le aveva sentite ripetute dalla folla che le stava facendo sue. Se sei un uomo, era stato detto. Se sei un uomo. Le parole cadevano in terra come perle di una collana strappata: Se sei un uomo, si sentiva, Se sei un uomo, in un passamano di ipocrisie.  
E Bisognava esserlo uomo. Bisogna essere uomini. Che cazzo ci rimane senn
ò? O no?

Ma questa esigenza di sentirsi parte di qualcosa di più grande non è forse la vera grande storia del nostro presente?

De Summa, senza pretese, senza presunzione, crea un eroe contemporaneo – satinato anni 80 quanto basta perché la metafora aperta non diventi lezione – che raccoglie in sé immaginarî, paure, speranze di questo tempo, di questa Italia, di questo fragile teatro nostrano (e non solo) avanzando una proposta. Bisogna esporsi, bisogna andare oltre il dolore, bisogna recuperare il coraggio.

Hans Bellmer Senza nome (Die Puppe), 1934, particolare ©MoMA, New York

Quello sparo finale nel buio è ancora incompleto, ma lascia uno spazio importante: lo spazio di un vuoto che – si badi bene – non chiede di essere riempito, però che tutti dobbiamo cominciare ad affrontare. E allora impariamo, cogliamo fino in fondo ciò che De Summa sta agendo, perché con La sorella di Gesùcristo si segna un passo importante per il teatro e soprattutto per il nostro tempo: basta con il vittimismo, basta con le dimostrazioni di potere, basta con queste inutili beghe—è tempo di ricominciare a farsi incontro. Da soli non si va da nessuna parte.

La fragilità, se collocata nel posto giusto, è potenza.

(Foto ©Luca Del Pia, per gentile concessione)

Confronti critici:
• La sorella di Gesucristo: De Summa, la provincia, il pianosequenza, il cartoon, il capolavoro, di Renzo Francabandera (PAC)
• Oscar De Summa. Maria piena di grazia?, di Lucia Medri (TeC)
• La sorella di Gesucristo. La puglia in piano sequenza di Oscar De Summa, di Mario Bianchi (KLP)

Ascolto consigliato

 

Kilowatt Festival, Piazza di Berta, Sansepolcro – 18 luglio 2016

Crediti:
di e con Oscar De Summa
progetto luci e scena Matteo Gozzi
disegni Massimo Pastore
produzione La Corte Ospitale – Attodue – Armunia Festival Inequilibrio
con il sostegno di La Casa delle Storie e Corsia OF – Centro di Creazione Contemporanea