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L’elenco telefonico degli accolli – Zerocalcare

Si chiama L’elenco telefonico degli accolli l’ultima fatica di Michele Rech in arte Zerocalcare. Che poi, diciamola tutta, si tratta di tutto fuorché di fatica perché al fumettista romano – o meglio di Rebibbia – non dispiace affatto né disegnare, né tantomeno scrivere, ce lo dimostrano le sue collaborazioni con Wired e Best Movie.

La sua vera fatica è forse quella di poter e dover continuare a scrivere fumetti per campare, davvero una sfida ardua soprattutto se la si rapporta al periodo non certo positivo che vive il fumetto italiano, ma questa è un’altra storia. A vederlo dall’esterno sembra tutto rose e fiori, ma i problemi (i suoi “accolli”) ce l’ha pure uno come Zerocalcare; ed è proprio con questi che si confronta nel suo ultimo lavoro.

Il fatto che sia maturato come fumettista lo si era già ampiamente compreso nel precedente Dimentica il mio nome, e ne L’elenco telefonico degli accolli questa maturazione è ancora più evidente. Continuano immancabili i rimandi al mondo adolescenziale, che restano una delle sue armi più importanti: la passione per Ken il Guerriero o i vari riferimenti a Star Wars sono all’ordine del giorno e guai a considerarli obsoleti, si perderebbe parecchio dello Zerocalcare più bello e autentico.

Zerocalcare

Ma oltre a questo, adesso c’è dell’altro. Calcare prende coscienza della sua popolarità ed inevitabilmente delle conseguenze legate ad essa. Il filo conduttore, che resta stabile per l’intero libro, pone l’autore di fronte all’interrogativo: Chi me l’ha fatto fare?.

Il confronto con il fan sfegatato o con il critico più severo sono sottolineati in questa raccolta di storie (non si tratta di inediti dato che molte di esse sono già apparse nel suo blog Zerocalcare.it); a queste però, se ne aggiungono di nuove e tutte intrise di umani punti interrogativi sul passato, presente e futuro dell’artista.

Il suo stile (sia per quanto riguarda il disegno che per la scrittura) migliora man mano che le tavole scorrono e il suo marchio di fabbrica, ossia lo stile anni ’90 pieno di dubbi, rabbia e alienazione, resta chiaro e deciso per tutto il fumetto. L’autore riesce sapientemente a far rivivere, almeno in parte, quella famosa e controversa decade, riuscendo a catapultare il lettore in un periodo ormai troppo remoto, ma sempre popolare e attuale.

Da qui è facile il collegamento con il vero “accollo” di Michele: la popolarità. La sua nemica/amica fa da cornice all’intero libro; una popolarità che forse neppure lui stava cercando e che probabilmente non vuole neanche. Zerocalcare è desideroso di continuare ad essere quel romanaccio (nel senso positivo del termine, ovviamente) che ama disegnare locandine per concerti punk e hardcore, che inzuppa il suo plum-cake nel caffèllatte e che – per nostra fortuna – scrive fumetti.