Zerocalcare

Dimentica il mio nome – Zerocalcare

È già da qualche anno che in punta di piedi (ad oggi ne è diventato una fervida realtà) è entrato a far parte del mondo del fumetto un ragazzo romano di origini toscane: Michele Rech, ma dai più conosciuto con lo pseudonimo di Zerocalcare. Le sue strisce sono in breve tempo diventate un cult, soprattutto per quella generazione di ragazzi che hanno vissuto a pieno gli anni Novanta. È la semplicità la sua arma vincente; mettere in scena vicende e personaggi contornati da ampi e continui riferimenti a una sottocultura di per sé decadente, che ha visto lo stesso scrittore come un’anima protagonista di quel mondo.

Conosciuto e molto apprezzato in rete (blogger a tempo pieno su Zerocalcare.it), riesce a sfondare soprattutto su carta con le opere La profezia dell’armadillo, Un polpo alla gola, Ogni maledetto lunedì su due e Dodici vendendo in meno di due anni oltre duecentomila copie. A ottobre 2014 ha visto la luce Dimentica il mio nome, una graphic novel che porta il lettore a conoscere uno Zerocalcare diverso da quello incontrato sulle pagine dei suoi precedenti lavori. Fin dalle prime strisce ci si accorge della sua maturazione artistica, a cominciare dal tema trattato: Zerocalcare riporta alla luce le burrascose vicende della sua famiglia in un mix di realtà e fantasy che insieme riescono a creare una sorta di universo reale/irreale che, partendo dal funerale della nonna, sarà puntellato di dubbi, domande senza risposta e finali a sorpresa.

fumetto

I personaggi sono ben distribuiti all’interno del fumetto e tutti rappresentati con un proprio carattere e una propria sfaccettatura mai banale, anzi ciascuno ricalca un ruolo tale da divenire parte integrante in tutta la storia; personaggi di contorno che si trasformano così in veri protagonisti. Personaggi sempre illuminati dall’uso metaforico e citazionista del disegno: l’idea, per esempio di rappresentare la mamma come una chioccia sottolinea la sua smania di protezione nei confronti del figlio oramai trentenne; l’armadillo, una sorta di alter ego dell’autore, è come Zerocalcare vede sé stesso proiettato nel mondo di tutti i giorni: un animale corazzato che si difende da solo dalle futilità del conformismo e dall’idea di abbandonare per sempre il mondo adolescenziale, per entrare a far parte dell’universo degli adulti.

Con Dimentica il mio nome Zerocalcare compie quindi un passo importante sottolineato ulteriormente dalla candidatura al Premio Strega 2015 – per collocarsi tra i fumettisti più emblematici del nuovo millennio; la sua una maturazione sia narrativa che grafica lo eleva sempre di più a simbolo di una generazione: la generazione cresciuta negli anni Novanta con i cartoni animati giapponesi, le canzoni dei Nirvana e i film horror in seconda serata. Nel suo ultimo lavoro i riferimenti al suo e al nostro passato emergono in maniera costante e Zerocalcare si trasforma in uno specchio che riflette le passioni e le paure vissute dagli adolescenti di quell’epoca. Dimentica il mio nome con le altre opere del fumettista romano diventa, in questo modo, testo di culto non solo per gli amanti del fumetto, ma anche per tutti coloro che, almeno per una volta, hanno cercato di urlare la propria rabbia contro una società che li ha sempre considerati sconfitti già in partenza.