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Italy in a day. Un giorno da italiani – Gabriele Salvatores

Viene presentato fuori concorso alla alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia Italy in a day, progetto di Gabriele Salvatores che asseconda la tendenza a fare dei social un elemento della narrazione, come dato di un nuovo realismo, o renderlo elemento attorno cui ruota una sceneggiatura, fino al punto, come in questo caso, di fargli svolgere il ruolo di regista. L’invito indirizzato nell’ottobre 2013 a raccontare con un piccolo video qualcosa del proprio quotidiano, è stato accolto da ben 44mila persone. Gabriele Salvatores ha supervisionato il lavoro di selezione e montaggio dei frammenti.

La rosa dei protagonisti di questo esperimento di cinema del sociale, ormai del reale quindi, è incredibilmente sfaccettata e ricolma, tanto da renderne difficile un’’elencazione seppur solo indicativa. Nel veloce passaggio di volti, sorrisi e lacrime (sciorinate col contagocce) s’’inseriscono alcune storie più insolite e quindi interessanti di altre: l’’astronauta che si riprende nella sua base spaziale; il medico italiano che opera in Iraq per restituire la vita ai bambini malati ed ai loro familiari; un ragazzo che lavora sulle navi container nell’’Oceano Atlantico ormai spaventato della terraferma; la vita triste ma dedita alla causa di un futuro migliore di un imprenditore vittima del racket, la storia di una bambina con due papà.

italy in a day locandina

La riuscita di questo social-docu-film risiede proprio nella delicatezza con cui il regista ha proceduto a selezionare i clip dando al risultato finale il filo conduttore di uno sguardo rincuorante, sicuramente poetico. Gli elementi cattura consensi sono tanti (il classico quadretto bambini-animali, la proposta di matrimonio, l’’annuncio di una gravidanza) tuttavia, non risultano melensi, forse proprio perché spezzati dal racconto (mai patetico) di vite solitarie o che arrancano nel dolore. Se l’’esperimento è riuscito c’’è da dire che un grandissimo merito lo ha l’’accompagnamento musicale prodotto dai Deproducers, la colonna sonora infatti segue, e non forza, il tono dei racconti tenendolo lontano dal rischio di un pathos indelicato e contribuisce a fare di una serie di mini clip un lungometraggio ben legato.

L’’idea di un intero film costituito da video amatoriali accompagna alla visione con non pochi pregiudizi, tuttavia in questo caso l’’estemporaneità dell’’auto-racconto, auto-scatto, auto-ripresa a cui siamo ormai abituati è frenata da un indirizzo dato dal regista, non tutti i filmati sono infatti spontanei, alcuni, in effetti i più interessanti, sono stati programmati per poter raccontare situazioni estreme, come la vita dell’’astronauta nella base spaziale internazionale, quella dei detenuti nelle carceri, la nascita, la malattia.