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Intervista a Dario Brunori – Brunori SAS @ INDI(E)AVOLATO FEST (AT)

Mi hai spiazzato! Nella nostra intervista di ottobre mi avevi detto, ridendo e scherzando, “Ed è per questo che ho già scritto 10/11 canzoni finte già da radio!!!” – ma io non ci credevo. E poi?
E poi era vero, uomo di poca fede (ride). No, non era vero però me la posso rigiocare, non ci avrei creduto neanche io, questa è la verità, però ce l'ho fatta.

Ah ah ahh! È vero sono un uomo di poca fede. Ma andiamo a parlare del Vol. 2 – Poveri Cristi. Ad Asti ricordo che avevi già eseguito Una Domenica Notte contenuta nel tuo ultimo lavoro. Invece in che periodo gli altri pezzi nuovi hanno raggiunto una forma definitiva?
In realtà molti dei pezzi sono venuti fuori in forma definitiva e corretta negli ultimi mesi, da dopo la fine del tour che si è concluso a dicembre; a gennaio e febbraio ho deciso di mettere mano a tutte le bozze, poi a marzo siamo stati in sala coi ragazzi, da aprile registrazioni e abbiamo finito a maggio. È stato un tempo brevissimo di genesi dell'album, certo le canzoni già c’erano in qualche modo, più che altro abbiamo poi dovuto decidere cosa prendere e cosa meno, perché ce n’erano di più e quelle che sono venute fuori erano quelle che avevano qualcosa a che fare con l'album e col titolo.

In quest'album ti poni come osservatore esterno in queste storie di persone semplici. Quindi il titolo Poveri Cristi è venuto fuori solo a posteriori, una volta trovato questo filo conduttore nei brani scelti?
Sì, è sempre così, siccome non scrivo seguendo un tema è ovvio che poi tra quello che viene fuori (anche con Matteo Zanobini) si cerca di rintracciare ciò che può essere il tema comune dei brani. Poi la scelta è stata fatta proprio per la forza del titolo stesso, poiché se a volte il titolo ti convince alla prima (come in questo caso) sei sulla strada buona. Inoltre c’era anche una doppia lettura, come anche nei brani, un po' drammatica e un po’ no, e quindi era il più efficace – anche se poi, come sempre, ho comunque provato a cercare altri centomila titoli alternativi tipo “Fin che morte non vi separi”, tutti tentativi pessimi per cui poi alla fine quello che era il primissimo è rimasto.

La foto dell'album rende proprio il concetto di squadra. Questa foto rispecchia la maggior partecipazione della band a questo nuovo lavoro?
Una squadra di rugby o di terza categoria, però terza categoria anni '80. (ride) Uno degli elementi era proprio questo, perché già nella scelta dei brani ho cercato di privilegiare quelli che una volta portati in sala mi convincevano proprio a livello di suonata. Avere loro come musicisti è una grande fortuna perché mi ha influenzato anche nella scrittura dopo due anni di concerti. Un conto è riuscirei ad avere la percezione di come potrà venir fuori il brano perché sai già che musicisti andranno a suonare e un’altra cosa è non aver quest'idea. Per esempio un brano come Rosa è stato concepito da me anche col pensiero che avendo una band, potevamo rendere quella storia così lunga con un approccio didascalico e teatrale per sottolineare determinati momenti. Poi nella foto ci sono tutti i musicisti che hanno partecipato alle registrazioni, era uno dei cambi che volevo fare rispetto all’altro lavoro che era più personale ma anche più spartano, privo di qualsiasi forma di produzione patinata e di arrangiamento che andasse oltre il chitarra e voce. Se poi sono in un determinato momento, i ragazzi con cui suono mi piace anche coinvolgerli; fermo restando che sono sempre subordinati, che sono io il leader, la mente (ride). Cerchiamo di sottolinearlo perché poi queste interviste creano equivoci, la mente geniale sono sempre io, loro sono gregari!! (acr)

Il pezzo con Dente me l’aspettavo, un po’ anche da quello che ci eravamo detti nell’altra intervista.
Ma io ho fatto tutto il mio secondo disco sulla base della nostra intervista (ridiamo), me la sono andata a rileggere (intervista bellissima tra l’altro, scritta benissimo!): prefazione di ottanta righe, tipo “poi abbiamo mangiato e bevuto”, è uscita fuori la storia di un alcolizzato mangione amante della tavola che si trova lì, per caso, a suonare. Posso già immaginare cosa scriverai in questa, “mentre Brunori sgranocchia patatine, già mi immagino la prefazione! (ride)

Come è nato appunto il pezzo con Dente? Avevi già delle idee e vi siete trovati? Lui aveva qualche spunto da cui partire? Avete bevuto qualche bicchiere di vino e vi è venuta l'ispirazione?
Il vino c’è sempre! No, a parte gli scherzi, io avevo questo pezzo da tempo in forma non definita, una specie di riaggiornamento di La Donna del Mio Amico dei Pooh; durante il concerto finale di Cosenza c’era anche Dente e lì ci siamo trovati a chiacchierare di cose che si potevano fare assieme, gli ho fatto sentire il brano e gli è piaciuto. Tempo dopo gli ho mandato un pessimo provino, fatto in fretta e furia, e nonostante ciò ha accettato, gli ho poi mandato il brano, che non abbiamo nemmeno fatto assieme nello stesso posto. La cosa molto bella è che lui è stato bravissimo, sono cose che difficilmente riescono se non sei nella stessa stanza e invece la cosa sembra che sia stata registrata assieme ed ha personalizzato meglio di come avevo pensato io il personaggio suo. Sono molto contento di quel brano.

Con Giacomo Triglia (Tycho Creative Studio) c'è ormai un sodalizio consolidato. Come è nato il video di Rosa?
L'idea è mia, ricordiamoci sempre che comando io. (ride) La cosa che mi piace di Giacomo è che fortunatamente è paziente nell'accettare da parte mia che non sono competente, dei suggerimenti e delle richieste. Questo video sarebbe dovuto essere diverso, l'idea iniziale che avevo, era più forte, più drammatica ma che ci avrebbe portato via più tempo, invece poi abbiamo optato per fare tutto in una giornata sola. Io volevo fare un piano sequenza unico ma era un po' difficile come tempistiche; Giacomo T. su quel pensiero ha innestato tutta una serie di idee sue a livello di azioni ed episodi che accadono e la commistione fra queste visioni, insieme alla bravura delle persone che ci hanno lavorato, ci hanno portato ad un ottimo risultato. Sembrava una cosa preparata in tanto tempo e invece non è stato così, spesso in questo modo vengono fuori le cose migliori.

E il truce Baldazzi finto?
Quello è stato casuale! Noi neanche lo sapevamo! (ride)

A Firenze ci sei particolarmente affezionato. Io, Lei e Firenze ha un sapore e un'atmosfera cinematografica. C’è qualche possibilità e/o avresti piacere fosse utilizzata come canzone per qualche film ?
Sì ci sono molto affezionato a Firenze. Ma io me lo auguro venga utilizzato per qualche film, spero che questa intervista sia letta da vari registi (ride). Secondo me, comunque, l'aspetto cinematografico nel disco c’è al di là dell'aspetto dell'interesse – sarebbe molto piacevole e bello per me, perché è un'esperienza che vorrei fare e mi affascinerebbe tanto. Soprattutto adesso che stiamo aspettando i bonifici da parte della SIAE, quindi se queste cifre dovessero aumentare saremmo contenti (ride), perché l'IBAN è importante!! (ride)

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Per quale regista ti farebbe piacere fosse utilizzata una tua canzone?
Devo dire che mi piace molto Sorrentino, penso però che le canzoni starebbero molto bene in un film di Virzì, ma comunque qualsiasi regista abbia una buona distribuzione e la capacità di produrre buoni diritti d’autore va bene. (ride) Perché non i Vanzina?? Io ce la vedo bene una Guardia ‘82 in qualche film sulle vacanze, perché ormai sono arrivati così avanti che rifaranno i revival degli anni '80 con Massimo Ciavarro. (acr)

Ancora due domande poi ti lascio andare a mangiare!
No! Dai! Possiamo stare a parlare ancora un'altra oretta, oretta e mezza! (ridiamo)

L'altra volta vagavo con la mente e mi immaginavo te a Sanremo, con la Gialappa’s che ti intervista a fine esibizione. Ci hai già pensato? Potrebbe essere un tuo obiettivo futuro?
Bravo!!! Dille queste cose che porti fortuna, ho notato che quello che dici accade! È un pensiero che esce fuori spesso perché il mio approccio è molto popolare, pop nel vero senso della parola “popular” e questo mi porta a pensare che Sanremo potrebbe essere uno dei traguardi e dei percorsi. Sicuramente non è un pensiero che faccio in maniera eccessiva, perché già quello che stiamo vivendo è tanto, riusciamo a girare, a suonare, a farne un mestiere e questo non è poco nell'ambito in cui ci muoviamo. Poi quello che viene si prende; Sanremo adesso è l'unica vetrina di grande popolarità, è l'unico posto in cui un progetto musicale si fa vedere, ascoltare e dopo due giorni ha già un respiro nazionale. Non ci sono tanti spazi oggi e questo è un po’ il dramma, anche se ora internet si sta muovendo con numeri notevoli ma non è ancora come la tv. Una volta c’era un po’ più di spazio, oggi non ha molto senso fare un videoclip per la tv.

Dopo il tour estivo ci saranno altre date invernali?
Lo stiamo decidendo adesso, avevamo pensato ad un piccolo mini-tour teatrale, però vediamo quando farlo. Per un bel po' di mesi suoneremo ancora in giro portando avanti la promozione del disco perché è uscito da poco e anche perché devo poi pagare il riscaldamento a casa e ho notato che i prezzi sono alti!! (ride)

Il “Vol. 3” quando? (rido)
Ho già dodici canzoni pronte! (ride).

Grazie Dario per la grande disponibilità
Grazie a te! A presto!

Ringraziamo Michela Castelluccio per le foto

Recensione album Brunori SAS – Vol.2 – Poveri Cristi