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Arts Club intervista: Brunori SAS

Perché hai scelto “Il Pugile” come pezzo iniziale dell’’album, il più malinconico e sofferto rispetto agli altri?
Perché piace a Simona (che è la mia compagna di vita e corista) che voleva iniziare con un brano “svuota pista”, pensando che se la gente avesse avuto la pazienza di ascoltare questo brano “noioso” il resto del disco sarebbe stato più facile! (ride)

Canti spesso dei primi giorni di qualche evento particolare (scuola, sesso, ecc.) che tutti nel bene e nel male si ricordano. Come li ricordi tu?
Li ricordo come li ho descritti nelle canzoni, anche se non c’era una premeditazione e non volevo ricordare qualcosa in particolare. Probabilmente sono le cose che ti rimangono in mente perché erano i pochi momenti in cui forse c’eri e ti rimane impresso non tanto perché è un’’iniziazione ma perché a volte, se è possibile, quando fai una cosa per la prima volta la fai sempre con lo spirito di chi l’esperienza l’’ha già fatta o comunque ti poni in modo da non essere così ingenuo. Ti sembra sempre di non dover essere ingenuo di fronte ad una prima volta, di essere sempre preparato perché sennò sei un fesso. Ma anche all’’epoca essere impreparati e ingenui era una cosa da fessi però ero un fesso (ride) e quindi mi ricordo di queste prime volte di quanto ero fesso.

Da quello che ho letto da piccolo eri abbastanza timido e impacciato; scrivere, cantare e suonare ti hanno aiutato a esprimere te stesso e quello che sentivi con gli altri e quindi a liberarti un po’’ della tua timidezza?
Sì in effetti sì. Per me ha avuto questo tipo di funzione, non tanto per la timidezza nei rapporti sociali ma all’’epoca (come ancora oggi) non è facile tirare fuori qualche cosa che invece tu vivi con te stesso, rispetto a quello che vivi con gli altri e in questo senso la musica mi ha aiutato a trovare un’’aderenza maggiore fra quello che ti dici da solo e quello che dici agli altri.
In “Come stai” canti “«Forse dentro me cambiano le cose / dentro al mio giardino nascono le rose“ e in “Di così” “Ho lasciato i sogni chiusi nell’’armadio / che dentro a un cassetto non ci stanno più»”. Adesso nel tuo giardino sono sbocciate le rose e nell’’armadio c’è più spazio?
È sempre difficile parlare delle canzoni con la frase tipo ma è normale immaginare ed è sempre bello lasciare uno spazio per l’’interpretazione dietro ogni cosa. Sicuramente quando ho scritto le canzoni era una situazione diversa e non parlavo soltanto di riferimenti legati al discorso musicale. Quello che sto vivendo oggi è comunque il risultato inaspettato del disco che è andato benissimo, mi ha portato a fare una serie di esperienze che in qualche modo hanno modificato quella situazione lì. Fortunatamente.

Un autore portoghese F. Pessoa diceva «“La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo»”, il tuo viaggio è partito da Joggi (CS), passando per Guardia Piemontese poi sei andato a Siena a studiare ma alla fine di tutto, quello che poi ti ha portato ad aver la possibilità di girare l’’Italia suonando è stato il ritorno alle origini che col suo insieme di ricordi ha fatto nascere e crescere il tuo primo album “Vol.1”. Pensi sia un semplice caso? Cosa ti ha insegnato questo allontanamento di 10 anni dalla tua famiglia e dalla tua terra e il successivo ritorno forzato a causa della scomparsa di tuo padre?
Sicuramente il ritorno ha influito tantissimo sull’’atmosfera che si riscontra nel disco, poiché il ritorno ti riporta ai ricordi, alle immagini sulle quali l’’album si basa molto. Le motivazioni del ritorno hanno influito su un altro aspetto che non è quello malinconico, ma quello di mettere ordine e stabilire gerarchie alle cose che un evento di questo tipo (la perdita di un caro) crea, dando la possibilità di fermarsi un attimo per pensare e capire ciò che conta e il da farsi. È quasi paradossale dirlo ma l’’avvenimento e lo shock mio personale, causato dalla morte, ha dato poi vita al mio ritorno e a sua volta ad un qualcosa di nuovo che non sarebbe mai nato in altri casi.

 

Qual è la canzone dell’’album che hai scritto di getto e più velocemente e al contrario invece qual è stata quella più “sudata” e che ha comportato più tempo nella sua stesura?
La canzone scritta più di getto è stata “Guardia ‘82” mentre la più sudata è stata ”Italian Dandy” non tanto per la scrittura o la sua stesura ma perché non riuscivo a trovare una chiave che mi convincesse per come la intendevo io. Il brano ad esempio mi è venuto in mente in macchina, senza chitarra e anche la melodia è stata una di quelle cose un po’’ miracolose, però ci ho dovuto lavorare tanto per renderlo sempre più vicino agli altri perché era un po’ lontano come brano. Poi anche grazie a Matteo Zanobini (attuale label manager dell’’etichetta Pippola Music, nonché ex compagno di band nei Blume) quando abbiamo registrato siamo riusciti a trovare la chiave e la strada giusta.

Tutto il disco ha una forte componente retrò dato dal suono e dall’’atmosfera che ne vengono fuori, dai fiati malinconici ai ricordi cantati ma anche fisicamente la foto in copertina riporta alla tua infanzia e i colori della foto denotano un senso di un passato non troppo lontano. Se avessi potuto metter nel cd un profumo, un gusto e un qualcosa da toccare che aiutasse a riportare indietro cosa avresti scelto?
Un profumo è quello della carta vecchia, dei libri vecchi, un gusto quello del “Billy” che era un succo di frutta che purtroppo non hanno più prodotto che aveva un gusto tipo pompelmo rosa. Mentre per il tatto sempre la carta poiché lego le canzoni a quella sensazione, quella tipica carta ruvida dei fumetti vecchi tipo il diavoletto “Geppo“ che è un fumetto da rivalutare.

Gli Arcade Fire ad esempio hanno dato tanta importanza alle loro origini da intitolare il loro ultimo lavoro “Suburbs” ossia (periferie) arrivando ad ottenere un successo meritato. Ad esempio anche tu e Dente ma non solo, date molta importanza ai vostri relativi luoghi d’’origine e chi vi ascolta non può che apprezzare ciò. Forse adesso le persone si sono un po’’ annoiate e vogliono qualcosa di più vero e genuino?
‘C’è una reazione da parte della gente, perché forse la provincia incarna un ideale che non è poi nemmeno così vero oggi. Porta ad uno spazio idealizzato spazio dove le cose si vivono col sapore di una volta ed è normale che ci sia questa nostalgia a causa dei ritmi e delle dinamiche lavorative ma non solo. Sarebbe più utile fare una riflessione, non abbandonandosi solo al dolce ricordo e cambiare un po’ le cose. Se questo può essere di stimolo ben venga poi non so se le canzoni sono un’’evasione o uno stimolo al cambiamento.

Esatto, mi hai anticipato, spesso un disco può aiutare a riflettere, a pensare e ad andare avanti con un altro spirito. Il tuo disco oltre a consigliarlo a tutti naturalmente a quali persone nello specifico lo consiglieresti?
Lo consiglierei a tutti, anzi, anche al popolo non italiano, perché penso che sia un disco dal sapore fortemente internazionale che meriterebbe una platea più grande, purtroppo al momento adesso mi devo accontentare di queste poche migliaia di copie vendute ma ci arriveremo. Il mio obiettivo è quello di arrivare a 30 – 40 milioni di copie vendute, di questo stesso disco che io porterò avanti per i prossimi trent’’anni (acr)!
Tanto più di questo non riesco a fare, 31 minuti di musica, questo il mio limite massimo! (acr acr acr)

Come vi siete conosciuti tu e Dente e come è nata l’’idea di suonare qualche volta assieme?
Ci siamo conosciuti in funzione di quel pomeriggio a Roma, un ’incontro dato da un discorso comune di stima reciproca e di lì dall’’idea della serata è venuta fuori un incontro che è stato sorprendente perché ci siamo trovati molto bene.
Perché più che altro funziona molto bene il cabaret assieme e sarà una cosa su coi dovremmo lanciarci!!
Poi lui ha un’’ironia abbastanza sottile, minimale e sarcastica.
Io invece ho un’’ironia più grassa rappresentata fisicamente in maniera perfetta mentre la sua è più snella (ride).

Ci sarà qualcosa fra di voi? Non d’’amore intendo!
D’’amore me lo auguro! (ride)
A livello musicale penso di sì perché mi piace l’’idea, il suo approccio, la sua testa e abbiamo anche molte idee in comune, nella visione in generale nel fare musica. Inoltre mi pare una persona estremamente libera da tanti preconcetti e trasmette anche una sensazione di relax in quello che fa quindi penso che ci siano spazio e margine per far delle cose assieme, poi dipende dai manager e da chi paga! (risata generale) Se ci pagano, noi le facciamo le cose! (ride).

Dicci qual è l’’ultimo disco che hai comprato e consigliaci tre o più bands o cantautori solisti emergenti da tener sott’’occhio?
Allora…era il 1983 (ride). Il disco de Il Genio a Torino un mese fa.
Secondo me attualmente di interessanti ci sono Dimartino e Orazio che sono due cantautori siciliani della Pippola Music. Poi mi piace molto Ettore Giuradei, i Dilaila sono molto bravi e mi è piaciuto molto il disco di Colapesce in italiano degli Albano Power e anche l’’album di Alessandro Fiori. C’è una buona scena che sta uscendo fuori soprattutto nel cantato in italiano.

Progetto futuro, un “ Vol. 2 “ ?
Sì, c’’è l’’idea perché una parte di me, l’’imprenditore Brunori, vorrebbe andare avanti con la produzione, che è quello che sta facendo 840 date con lo stesso spettacolo da un anno e mezzo, con le stesse battute. Invece mi piacerebbe recuperare un minimo di tranquillità per poter fare le cose come le voglio fare ma bisogna trovare un compromesso. Trovare quel tipo di ispirazione è una sciocchezza perché è impossibile, le cose cambiano e sapere che avrai già un pubblico quando farai qualcosa ti influenza quindi mi piacerebbe fare il tutto con onestà poi non so dove porterà questa visione, però mi auguro almeno, come stella polare, di fare cose oneste.
Ed è per questo che ho già scritto 10/11 canzoni finte già da radio!!! (ride)

A presto Dario è stato un piacere e grazie tante per la tua disponibilità.
Grazie a te. Ciao