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Il Mistero di Donald C.

Eliminando ogni retorica un film che narra le imprese di un uomo più che di un eroe

Dopo il grande astrofisico Stephen Hawking, La teoria del tutto (2014), è il marinaio Donald Crowhurst ad essere narrato dalla regia di James Marsh e dalla penna di Scott Z. Burns, che adatta una storia realmente accaduta. Il premio Oscar Colin Firth si stacca dai toni semiseri per calarsi nel ruolo di Donald, marinaio appassionato ma non professionista, che nell’ottobre 1968 decide di partecipare alla competizione Golden Globe (che sia un buon auspicio?) – la circumnavigazione del globo – senza addirittura fare soste. Lasciando a casa moglie (una Rachel Weisz forte e indulgente) e figli, stringendo accordi rischiosi con sponsor e quotidiani, rischia tutto se stesso in un viaggio arduo e spietato, che lo costringe a giocare sporco.

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Affascina come un piccolo miracolo il compimento di un film che delinea diversi mood e atmosfere, concentrati in una durata piuttosto breve; avere la sensazione durante la visione di percepire gli echi di un dramma che potenzialmente sta per compiersi ma essere sballottati prima un po’ di qua e un po’ di là, proprio come farebbe il mare, o la vita in generale. Il Mistero di Donald C. (in originale The Mercy – la pietà) tratteggia costantemente un climax diretto verso l’esito dell’impresa, concedendosi di lambire altre coste, quali la commedia, l’avventura, il survival movie marittimo (come il recente All is Lost di J.C. Chandor) e perfino il thriller psicologico.

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Lo straordinario Colin Firth rende in ogni sfumatura la leggerezza e la positività che contraddistinguono Donald, nonostante i diversi momenti difficili; il suo ingenuo sorriso in un vecchio filmato amatoriale e la sua calma disperazione in mezzo all’oceano – nonché la sua insufficiente esperienza sul campo – lo rendono sul grande schermo un uomo molto più che un eroe. Grazie quindi ad una scrittura attenta e composta, il film elimina ogni retorica e risuona come un caldo abbraccio ad una persona che mossa da un’incrollabile passione si cimenta in un viaggio epico da un lato per consacrarla e dall’altro per regalare il benessere ai propri cari.

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La frequente camera a mano di Marsh imprime l’agitazione nelle scelte drastiche compiute da un uomo imperfetto durante la gara, dettate dalla pressione di una situazione insostenibile. Firth a questo proposito riporta le parole di un avversario di Donald, Robin Knox-Johnston: “Nessuno ha il diritto o si trova nella posizione di poter giudicare, a meno che non abbia provato quella stessa solitudine o quegli stessi fattori nell’identico modo”. Parole che gettano un po’ di luce su quel “mistero” del titolo italiano e spiegano la “pietà” di quello originale.