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Handmade Festival 2011 – V Edizione 1 maggio 2011 @ The Cleb – Guastalla (RE)

Dopo poco più di due ore eccomi nei dintorni di Guastalla, in località Tagliata. Ex capannone agricolo in muratura che ora si chiama The Cleb, fiumi di birra, profumo di salamelle alla griglia, banchetti di etichette, bands, editoria indipendente e artigianato, divani e divanetti, sedie, poltrone e sgabelli a uso e consumo sparsi per il verde di fronte al The Cleb e poi musica, tanta gente (anche con figli a seguito) e panorama bucolico/campagnolo a destra e sinistra. Un probabile paradiso ruspante senza troppi fronzoli e senza biglietto d’ingresso.

Dopo il “warm-up” svoltosi il giorno prima al Mattatoio di Carpi con Husband e M+A, oggi primo maggio si inizia presto, peccato per le defezioni dell'ultim’ora di Young Wrists e Altro ma il menù di oggi è particolarmente ricco e vario, spaziante per vari gusti musicali.

Sul “palchetto handmade” all'aperto aprono le danze i Casa del Mirto che non sono un gruppo sardo di alcolizzati ma bensì (trentaTRE) trentini che in un secondo mi fanno sentire non sdraiato nelle campagne emiliane ma su una bianca spiaggia di Formentera con un mojito, magari negli anni '80 con sottofondi di electro pop revivalistico e italo disco, quando vi erano una marea di tedeschi, pochissimi italiani, e i vip e i calciatori non la conoscevano. Synth, effetti, basso marcato che sostiene, vi dialoga splendidamente e chitarra persistente che si avviluppa di suoni infiniti da farvi sognare quanto basta fra baie insabbiate di glo-fi e chillwave. Poi apro gli occhi e svanisce il mio mondo onirico/vacanziero dell'infanzia e torno a sorseggiare la mia birra ma so che sono sulla “The Right Way”.

Subito dopo dentro il The Cleb, Pesaro è però ben rappresentata dai Be Forest, giovanissimo trio con standing drummer, tanti riverberi e voce femminile. E ci perdiamo nella loro foresta di suoni che prendono il dream pop e lo mimetizzano di fredda new wave con un occhio però sempre alla punta delle scarpe. Ci annebbiamo malgrado il caldo nel loro “essere fredda foresta”, in un freddo rarefatto perché “Cold” è anche il titolo del loro album d'esordio. Felicemente consigliata la track “Florence” che mi trascina dalle mie amate Organ (ma qui meno inquadrate e millimetriche) che piango ogni giorno per la loro mancanza.

Torniamo all'aperto e nella giornata dei lavoratori senza andare a Roma alla beatificazione arrivano a predicare i loro sermoni con il loro rap electro sperimentale i Quakers and Mormons. Sotto le tuniche nere poco estive (ma tanto setta satanica) si nascondono (per poco visto il caldo) Maolo e Andrea M. dei bolognesi My Awesome Mixtape. Rap farcito di elettronica e voce affilata come sempre quella di Maolo. Qualche brano riporta vicino ai My Awesome per via del fondo elettronico e dell'inconfondibile timbro vocale ma sono solo rari casi, ampie invece le divagazioni su tutto il fronte rap/hip-hop il tutto caratterizzato da inviolabile sacralità mentre “New York Town” si imprimerà nelle vostre carni.

All'interno del The Cleb iniziano i Welcome Back Sailors (Alessio e Danilo) duo di casa che naviga sicuro in un mare di dream-pop elettronico e quanto mai dilatato, bagnandosi di chillwave, una continua evocazione al rallentatore di immagini, scorci, diapositive, foto sgranate e sfuocate quando ancora portarle dal fotografo a stamparle era una routine post-vacanza. “I'll Be There” sarà la vostra Polaroid che vi rimanderà diretti alla delicata nostalgia del tempo che fu non troppo lontano.

Se c'è un po’ di Austin a Guastalla oggi è anche merito degli A Classic Education, freschi di South by Soutwest (Austin – Texas) appunto ma non solo, anche di un bel mese di tour negli U.S.A. coi British Sea Power. Bolognesi ma con un sesto (voce e chitarra) dal cuore canadese, senza paura manifestano la loro fragilità e leggiadria sonora riverberata facendoci rotolare in giardini primaverili fioriti di indie pop arricchiti di melodie zuccherate e soffici. Quindi per questa volta il giardino più verde lo abbiamo noi e non i nostri vicini d’oltremanica o d’oltreoceano. “What My Life Could Have Been” rialzerà il vostro ritmo interiore, continuerete a distanza di ore a cantare “«Oh can’t you see what my life could have been?”» facendovi trasportare senza remore fino all’estate passando però per il “Primavera Festival” dove potrete ricantarla con loro “Oh- Oh”.

All’esterno quando il sole è praticamente tramontato e le maniche lunghe diventano d’obbligo, ci sono i canadesi Snailhouse capitanati dalla mente di Mike Feuerstack che scaldano gli animi di folk rock con fare da gentiluomini sentimentali, caldi e vividi.

All'interno i Cut scatenano l’inferno rock'n roll e anche se il sole se ne è andato resta il sonoro fuoco. Se potesse muoversi il The Cleb si alzerebbe e se ne andrebbe vagando per la campagna emiliana spinto dal pubblico innalzando i Cut come i veri padrini del rock'n roll.

Salgono gli Smart Cops con annessi lampeggianti, divisa d’ordinanza e sparano tutto d’un fiato il loro irruento punk-rock newyorkese sporcato di garage macchiato di beat tutto al fulmicotone, pochissime pause e un po’ di pogo non fa mai male, ma state attenti al “Cattivo Tenente”.

Non ci si può riprendere che tocca ai Movie Star Junkies dove il frontman (Stefano) potrebbe fare a gara con Iggy Pop nel tenere l’attenzione su di se. Lo si capisce già quando scaglia impazzito un colpo al faro e come una spada di Damocle inizia a volteggiare sulla sua testa. Blues rock'n roll decadente e ossessivo, ci si sente Nick Cave e Black Lips, c'è sudore e disordine e tanta rabbia punk quanto quella di scagliare l'organo per terra o inginocchiarcisi sopra pregando e sperando che lo spettacolo non finisca pensando per un attimo di essere al CBGB.

Chiusura coi Death Of Anna Karina che sentii nominare la prima volta un po’ di anni fa senza conoscerli ma ad un live degli Ornaments in Alessandria (branca strumentale/minimale/psychedelic-core della band di Carpi di cui con sommo piacere torno a scoprire il loro imminente ritorno al live). Torniamo ai Death of Anna Karina che al passaggio in italiano scuotono menti e viscere e il post-hardcore di scuola At the Drive-In viene messo un po’ da parte senza mettere da parte la rabbia, però è più sofferta e meno isterica. Il cantato c'è, ma preponderante è lo speaking di “Starfuckers – estrazione” prima e “Massimo Volume” poi, ma molto più carico di tensione, gridato, disadattato ed elevato alla potenza n tanto da uscire pettinati finito il live.

Quindi il prossimo anno invece di organizzare pullman per Roma non sarebbe affatto malsana idea farne uno per la campagna guastallese. Mi rimane che riprendere la mia macchina e riavviarmi dalla Bassa alla Bassa (piemontese) a notte inoltrata felice e soddisfatto della musica, dell'organizzazione, della disponibilità ma soprattutto del mio primo maggio senza santi, beati e pseudo politicizzanti.