Gospodin Corsetti

Gospodin – Giorgio Barberio Corsetti

Avete presente quella voce interiore che nei momenti di difficoltà vi sussurra all’orecchio: «Che ti avevo detto io»? Quel diavoletto, che quando le cose si rivoltano contro vi fa: «Lo vedi che dovevi lasciar perdere»? Insomma, sì, quel desiderio, quell’assillo, quello strano istinto da piccolo anarchico rivoluzionario che tra i continui imprevisti del tran tran quotidiano cova, più o meno latente, in ognuno di noi? Ecco, ora anche voi sapete chi è Gospodin.

Egli rappresenta proprio quel freno che, a un tratto, parte via. Nel suo caso specifico, la goccia che fa traboccare il vaso è il rapimento del suo amato lama da parte degli attivisti di Greenpeace. Già, Gospodin è anche un tipo piuttosto curioso: è buono, è onesto, si addormenta quando si agita, ma ha un tarlo che lo rode, non può sopportare il capitalismo. Così, venutogli a mancare quel bizzarro anticonvenzionale e poco ambientalista mezzo di sostentamento – il lama – si sente incompleto, si lascia andare: poco a poco comincia a spogliarsi di tutto fino a ritrovarsi completamente solo in una casa tutta vuota. Ma non si butta affatto giù, anzi, asseconda l’abbandono, ne è più che soddisfatto, perché come cantava Dylan «quando non hai niente, non hai niente di perdere» e a quel punto, sì, come dice Gospodin, che «il capitalismo lo afferri per le palle».

Se la sua parabola personale sia ascendente o discendente, spetta solo allo spettatore giudicare. E, in effetti, sembra proprio questo il grande testimone che vuole consegnarci il tedesco Philipp Löhle, attraverso una drammaturgia arguta, ritmata, divertente, ma soprattutto sempre attentissima, fra una bizzarria e l’altra, a spargere lungo lo spettacolo tracce caustiche e incandescenti di sotterranea denuncia. Richiamo che la regia di Giorgio Barberio Corsetti non manca di cogliere e amplifica fra suggestivi scricchiolii musicali di violoncello e fiati (Gianfranco Tedeschi e Stefano Cogoli), ambienti edulcorati (grafica di Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene) che d’improvviso si contorcono e si dilatano (video di Igor Renzetti), e una scena essenziale (a cura di Massimo Troncanetti e dello stesso Corsetti) che attraverso spostamenti minimi restituisce le dimensioni psicologiche delle peripezie del protagonista.

Accanto ai poliedrici Valentina Picello e Marcello Prayer che reggono egregiamente tutti quanti i personaggi nonché la narrazione della vicenda, Claudio Santamaria è particolarmente credibile come Gospodin, tanto più che nei panni di questo sbadato e sfigato idealista non può fare a meno di richiamare alla mente il suo Penthotal di Paz!. Gospodin, infatti, si inserisce splendidamente nella grande famiglia di, più o meno, inetti che hanno popolato la migliore letteratura degli ultimi centocinquant’anni: un po’ Simon Tanner e un po’ Joseph K, un po’ Mattia Pascal e un po’ Cosimo Piovasco, un po’ cronopio e un po’ Zazie; con essi condivide entusiasmi, tormenti e imprevisti, ma soprattutto grandi vitalità e semplicità che ne fanno un personaggio immediatamente irresistibile.

Non capita di dirlo spesso, ma Gospodin è davvero uno spettacolo completo che tra acuta ironia e umoristico realismo racchiude tutti gli elementi per attrarre, entusiasmare e stimolare ogni tipo di pubblico.

Teatro Argentina, Roma – 13 novembre 2014