Friends

Friends, dieci anni

Friends ha dato inizio a tutto. Va bene, magari non è il caso di essere così drastici: di sitcom di relativa importanza precedenti all’’arrivo dell’’eterogeneo gruppo newyorkese a conti fatti ce ne sono state, Seinfeld su tutte. Eppure quando è arrivato il momento di ricordare quella specifica serie in pochi hanno perso tempo a segnalare l’’impatto sociale dei tagli di capelli dei suoi personaggi (certo, in questo il docile mullet del protagonista compete con difficoltà con i colpi di sole dalla riga in mezzo di Rachel) o delle loro ricorrenti abitudini alimentari, vorticanti nel termine di paragone più recente intorno al fittizio Central Perk. Del finale di Friends, andato in onda esattamente dieci anni fa, se ne porta ancora memoria.

Non che il pubblico italiano potesse vantare all’’epoca le velleità sincronistiche concesseci oggi da Sky e… ehm, altri generosi distributori di contenuti. Eppure, che la serie fosse entrata nell’’immaginario collettivo del nostro paese rimangono prove evidenti: non solo nell’’ambiente pilifero già trattato, ma anche in più o meno goffi tentativi d’imitazione da parte della televisione locale. Chi si ricorda quel Via Zanardi, 33 di inizio anni 2000 trasmesso su Italia 1? Quell’’esperimento non troppo fortunato con degli sbarbatissimi Elio Germano e Cesare Cremonini, dai. In realtà immagino pochi, ma vi renderete ben conto che sto sfoderando ogni mezzo per avallare la mia tesi.

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Friends ha dettato legge per le produzioni del piccolo schermo a seguire. Da quel momento in poi nessuno sceneggiatore potrà anche solo vagamente ambire a infarcire un proprio personaggio del sarcasmo disilluso di Chandler, delle ridondanti nevrosi di Monica, del… beh, di qualsiasi cosa abbia reso Phoebe così disgraziatamene amata. Forse l’unico esempio di erede altrettanto efficace dei tempi recenti è, lo immaginerete, l’’appena conclusosi How I Met Your Mother. La prima stagione, uscita un anno dopo la definitiva chiusura della maggiore fonte d’ispirazione, deve aver approfittato non poco dei privilegi concessi dal vuoto lasciato. Ed è difficile non far emergere un afflato di malizia quando si confrontano i due veri protagonisti maschili delle serie, Ted e Ross: entrambi loser, entrambi wasp, entrambi descrivibili con una marea di comuni aggettivi esterofili che non sto qui a elencarvi ulteriormente.

Di tempi comici perfettamente cesellati, dialoghi d’inedita brillantezza e intrecci amorosi d‘ispirazione velatamente sudamericana Friends è infarcito fino al midollo. Per questo lo si ricorda con affetto, per questo rimane vetta alla quale ambire a ogni tentativo di emulazione con rinnovati imbarazzi. Quel precariato posticcio orgogliosamente esibito dai suoi personaggi, quel paranoico relazionarsi che ne costituiva il fil rouge, quella scrittura sorniona dall’’immediata possibilità d’immedesimazione ancora manca, in un panorama seriale contemporaneo tutto sommato pienamente soddisfacente. Aspettando un nuovo esempio di amicizia assolutamente irragionevole, gradevolmente spudorata e garbatamente irrealistica celebriamone insieme i dieci anni. E dato che a scrivere sono io, vi allego un video dall’ambizione totalmente mainstream così come è mio gusto. Lo conoscerete già ma poco mi importa: sono certo della più completa condivisione d’apprezzamento. Mi congedo, ancora auguri Friends.