Focus Puglia Kismet 2017

Affliggere con leggerezza

Al Kismet la prima parte del Focus Puglia

Si esce intontiti, angosciati, afflitti e sicuramente anche un po’ sconfortati da questo Focus Puglia, rassegna dedicata alle produzioni di autori pugliesi in scena al Teatro Kismet. Forse non poteva essere altrimenti, considerando che l’obiettivo principale del focus è di indagare la nostra contemporaneità mediante alcuni dei temi sociali a noi più vicini. Di qui è facilmente intuibile che c’è poco da stare allegri, insomma. Così come appare chiaro che anche nei momenti d’ilarità – e ce ne sono – le risate lasciano ben presto spazio all’amarezza.

Un esempio lampante ce lo fornisce Esilio di Piccola Compagnia Dammacco (leggi qui la nostra recensione). Imbranato e amabilmente goffo, il protagonista della messinscena (Serena Balivo) è un uomo che ha perso il lavoro e ne cerca disperatamente un altro. Il racconto del suo piccolo dramma personale è intervallato dalle entrate – sul palco e fuori campo – di una coscienza (Mariano Dammacco) che scandisce gli stati d’animo che si avvicendano nella mente di questo novello Charlot. Tristezza, perplessità, slanci di ottimismo e rassegnazione, dunque, compongono questa poesia sull’alienazione che, nella sua apparente leggerezza, ci fa riflettere su una crisi identitaria sempre più imperante in una società alla costante ricerca dell’omologazione.

Non ci sono slanci poetici, ma solo la cruda e nuda realtà dei fatti, invece, in Paradise dell’associazione culturale Acasa (regia di Marialuisa Longo su testo di Valeria Simone). Lo spettacolo trae ispirazione dai fatti realmente accaduti tra il 2003 e il 2008, ossia quando numerosi braccianti agricoli polacchi arrivarono nel Tavoliere pugliese per lavorare nella raccolta dei pomodori; ma il loro desiderio di riscatto sociale si tramutò ben presto in una tragica schiavitù che è riuscita a spostare di qualche centinaio di anni le pagine di un impietoso calendario.

Krystyna (Elisabetta Aloia) è una caporalessa polacca che gestisce a distanza, nel suo paese d’origine, il traffico dei connazionali diventati sempre più perplessi e scettici a causa delle notizie – o dei silenzi – che arrivano dalla terra straniera. Resa eccessivamente appariscente e altezzosa dai suoi fruttuosi affari, Krystyna, in un’estrema opera di convincimento, decide di percorrere in prima persona il viaggio verso il foggiano, rimanendo però vittima dello stesso, indecoroso sistema che promuoveva. Un monologo recitato (quasi) tutto d’un fiato dalla protagonista, accompagnata nella sua trasformazione identitaria da due brevi apparizioni di una madre (Lucia Zotti) diventata sempre più cinica dalla vana ricerca di un figlio disperso.

Si prova empatia e pietà per le due donne in scena, ma spesso questi stati d’animo derivano da un testo a volte eccessivamente retorico e reso maggiormente enfatico dalle incursioni di Lucia Zotti. D’altro canto, la messinscena sembra non aver trovato una forma ben definita. Forse andrebbe ampliata la scrittura scenica, o forse occorrerebbe scarnificarla ulteriormente, perché, allo stato attuale, lo spettacolo sembra rimanere imprigionato in un limbo che non permette di aggiunger – o di togliere – nulla al suo testo.

Chiudiamo questa nostra tre giorni dedicata al Focus Puglia con Arcangelo di Franco Ferrante. Forse quello dell’attore pugliese non si può realmente classificare sotto la voce “spettacolo”, ma appare bensì un accorato racconto di un padre che cerca di esorcizzare, attraverso il teatro, un personale problema famigliare. Il problema si chiama “nistagmo”, un’affezione oculare che colpisce, appunto, Arcangelo, il figlio dell’attore in scena.

Da questo dramma vissuto in prima persona nasce un monologo che, nel suo continuo crescendo emotivo e soprattutto nelle sue digressioni,  permette all’attore di scandagliare la propria esistenza e di esaminare con lucidità alcune questioni universalmente note, necessarie a stemperare un tono che altrimenti risulterebbe troppo patetico. Ne scaturisce, quindi, una riflessione su quell’indissolubile legame tra realtà e finzione che caratterizza il teatro e la vita stessa; sugli ospedali fatiscenti con i suoi addetti ai lavori sempre più pittoreschi; e sull’effimero universo virtuale, in cui la ricerca ossessiva del like nasconde la reale natura di un mondo che, nonostante ci consenta di rimanere in contatto con il globo intero, paradossalmente, spesso riesce ad acuire la nostra solitudine.

Ferrante, dunque, cattura il pubblico con la sua interpretazione commossa e commovente, senza rinunciare a quell’ironica leggerezza necessaria a eludere la “trappola” dell’eccessiva compassione. Un flusso emotivo in costante mutamento che consente, al pubblico e allo stesso attore, di comprendere meglio quanto a volte possa essere beffarda la vita e di quanto vano, spesso, possa essere il tentativo di comprenderne appieno i suoi paradossi.

Non si esce vivi, dunque, dal Focus Puglia; o comunque non in forma smagliante. Come si può scorgere da queste poche righe, infatti, la rassegna – attraverso i suoi spettacoli – ha sferrato pugni ben assestati nello stomaco dei suoi partecipanti. Forse di questi tempi non si potrebbe fare altrimenti. Ma per le definitive conclusioni aspettiamo la seconda parte del focus prevista per l’inizio di marzo.

Ascolto consigliato

Teatro Kismet, Bari – 26, 27 e 28 gennaio 2017