Contrazioni Bartlett Mazzone

Le miserie del capitalismo nella società spietata di Bartlett

Mazzone porta in scena 'Contrazioni'

In scena, la scrivania bianca di un ufficio è illuminata come una fredda tavola da obitorio. E in effetti, accostare la morte alle multinazionali non sembra una metafora troppo azzardata, visto che lavorare per una grande azienda sancisce di fatto la morte della propria libertà in cambio di una restituzione in denaro. Niente di male, s’intende: anzi, è necessario, perché “come potremmo mai vivere senza il denaro?”. Se lo chiede Emma, protagonista di Contrazioni di Mike Bartlett, testo che infierisce proprio sulle miserie del capitalismo odierno – quel meccanismo perverso da logica aziendale basato sul concetto di produttività dell’essere umano – non lasciando nessun barlume di empatia o di speranza per il futuro, ma dipingendo piuttosto una nuova società meschina, avida e a dir poco spietata. Così, in un contesto in cui trovare lavoro è sempre più difficile (in Italia la disoccupazione giovanile è arrivata quasi al 40 %), il testo di Bartlett s’insinua nella realtà come materia viva e urticante: ma quanto si è disposti a sacrificare di sé stessi per un posto di lavoro?

In Contrazioni il sacrificio sarà, semplicemente, la vita. Ecco che al Teatro Sala Uno, nella messinscena di Luca Mazzone, si susseguiranno una serie di scene – in realtà un’unica variazione – sul tema del logoramento psico-fisico perpetrato ai danni di Emma (Silvia Scuderi), una dipendente di un’azienda qualsiasi, da parte di una “Manager” (Viviana Lombardo) altrettanto generica. In una serie di colloqui fintamente di routine la donna dovrà invece rispondere alle insistenti domande-accuse della sua superiore, innestando dialoghi che si faranno gradualmente sempre più perversi, assurdi, crudeli, portando fino al parossismo il voyerismo strisciante, le pulsioni represse e le ottusità della macchina burocratica. Così, per preservare il suo posto di lavoro Emma sarà costretta a rendere conto della sua vita privata e sessuale; dovrà perdere la dignità e il rispetto per sé stessa arrivando a rasentare il crollo nervoso per poi implodere in quello stesso meccanismo che l’ha fagocitata senza pietà.

Scanditi dalle reiterate immagini proiettate sullo sfondo – che spezzano la vicenda sottolineando dettagli visivi ed emotivi – e dalla stessa musica di accompagnamento (che a nostro avviso però non aggiungono particolari elementi drammaturgici, apparendo al contrario ridondanti e prevedibili), i quadri scorreranno agevolmente ma senza particolari variazioni di ritmo, pur nell’attenta interpretazione delle due attrici – misurata e intensa Scuderi nella sua metamorfosi distruttiva; glaciale ma a volte un po’ affettata Lombardo nel ruolo della manager – il cui gioco di potere potrebbe instaurarsi in modo ancora più serrato e incisivo.

Chi è più carnefice: chi detta ordini disumani o chi li esegue? Nonostante l’apparenza, forse Emma e la Manager non sono poi così diverse, ed è proprio questo l’aspetto più convincente di Contrazioni: quello di entrare nelle falle di una società “orwelliana” in cui non esistono né vittime né carnefici, ma soltanto complici di un sistema più ampio e non più sostenibile che si autoalimenta per tacita accettazione; un sistema di cui Bartlett svela gli aspetti più grotteschi prima che sia troppo tardi.

Ascolto consigliato

Teatro Sala Uno, Roma – 5 febbraio 2017