LPORL8919_01

Storia di un impiegato – Fabrizio De André

Storia di un impiegato è un concept album di De André, uscito nel '73.
Il protagonista della storia è un trentenne impiegato che conduce una vita tranquilla, perfettamente integrata nei meccanismi sociali da oscuro membro della burocrazia. Egli non è felice ma è sedato, non ha aspirazioni particolari se non quella della individualistica scalata nella gerarchia del potere. Improvvisamente ascoltando un canto delle rivolte studentesche francesi si risveglia, capisce vedendo la lotta di ragazzi poco più giovani di lui di quanto ci sia di sbagliato nella sua vita. Per la prima volta non si sente normale nel suo conformismo borghese, rifiuta di continuare la sua vita da automa. La sua scelta rivoluzionaria è però una scelta individualista, non si unisce alla rivolta degli studenti da cui si sente comunque distante.

La strada che prende è quella dell'odio, della vendetta, della distruzione. Decide di mettere una bomba ad un ballo mascherato dove si sarebbero trovate tutte quelle persone a cui per tutta la vita ha dovuto rispetto, obbedienza, ammirazione; sentimenti prodotti da un sistema sociale fondato su paura e repressione. Tre sogni consecutivi lo portano dall'ebbrezza della strage all’angoscia di scoprire di essere invece stato ancora una volta una pedina nelle mani di un potere enorme e disumano, rinforzato anziché colpito dal suo gesto. Nell'ultimo incubo si vede pronto a prendere il posto di suo padre, simbolo della conservazione di classe e del conformismo borghese, nel gigantesco ingranaggio di oppressione e vede tutta la meschinità e miseria di quella vita.

Svegliatosi dagli incubi prosegue la sua personale rivolta. Prepara una bomba da mettere al Parlamento ma sbaglia a sistemarla e questa distrugge solo un’edicola su cui campeggia, a sancire ancora la sua solitudine, la foto della sua ragazza, diventata improvvisamente famosa. Soltanto in carcere alla fine apprezzerà la superiorità dell'azione collettiva e preparando una rivolta dei carcerati, abbandonerà la strada dell'individualismo.

In questo disco De André propone una critica radicale alla società nel suo complesso e rifiuta in blocco i meccanismi che regolano il vivere civile poiché vede alla loro base solo meccanismi di potere e di profitto. Anche coloro che in quegli anni si ponevano come antagonisti dell'ordine costituito sono però condannati, infatti le azioni terroristiche per De André finiscono sempre per rafforzare la macchina del potere, che trae la sua forza dalla paura.

Il disco è molto vario dal punto di vista musicale e De André è grande nell'interpretare musiche e testi di genere molto diverso. Spazia infatti dalla forza retorica della canzone di protesta (Canzone del Maggio), alla amara intimità della canzone d'amore (Verranno a chiederti del nostro amore; straordinaria), dalla rabbia rivoluzionaria del prigioniero (Nella mia ora di libertà) all'angoscioso parlato onirico dell'incubo (Sogno numero 2). I testi, di De André e Bentivoglio, delle canzoni sono tutti assoluti capolavori ed è difficile fare il nome di una canzone su tutte anche se la amara ballata Verranno a chiederti del nostro amore è secondo me una delle più belle canzoni d'amore mai state scritte.