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Suspended – N_Sambo

Una delle cose più positive degli ultimi anni, per quanto riguarda la scena musicale italiana, è l’innalzamento qualitativo e quantitativo di artisti e band che si cimentano in progetti sperimentali e che si allontanano dai cliché con cui viene identificata la musica italiana.

In particolare, stanno emergendo una buona quantità di artisti che si stanno cimentano nel campo elettronico: pensiamo a due nomi eccellenti come Valerio Cosi (fra gli artisti sperimentali italiani più brillanti) e Fabio Orsi; pensiamo all’elettropop di We Love, Piet Mondrian e Casa Del Mirto o all’elettro-rock degli Aucan. In questo contesto c’è anche da inserire un’artista livornese che nel 2011 si è fatto notare con il suo esordio Sofà Elettrico, disco strumentale che metteva in evidenza la capacità di contaminare, smussare e reinterpretare la tradizione rock con l’elettronica, psichedelia e derivati.

N_Sambo, pseudonimo di Nicola Sambo, sviluppa la sua arte nel contesto florido che è la città di Livorno e dopo una esperienza in un gruppo (Pam) si dedica alla carriera da solista. L’esordio già citato avviene con la prolifica etichetta Snowdonia (tra le tante ottime produzione ricordiamo St Ride, Daniele Scardanelli, Maisie, il primo Bugo e i recenti Zweisamkeit). Dietro il secondo lavoro Suspended, uscito a fine 2011, c’è invece l’etichetta discografica svedese Electric Fantastic Sound (che ha nel catalogo gruppi come Flux e soprattutto i promettenti Atari Cowboy).

Chi ha avuto molto modo di ascoltare questo disco, rimarrà in un certo senso spiazzato da questo nuovo lavoro soprattutto per la presenza del cantato. E l’intero album è nato ed è stato costruito proprio intorno ai testi che vanno a formare una sorta di concept album che si basa su una storia d’amore rimasta “in sospeso”. Al disco hanno collaborato una serie di musicisti: Alessandro Quaglierini (Compact Moroboshi), Dario Gentili, Valerio Fantozzi (Snaporaz, Bimbo), Simone Luti (Cappanera, Ottavo Padiglione, Playing for Change), Lucio Tirinnanzi, Giacomo Iasilli (Compact Moroboshi), Valerio Ianitto e Luca Valdambrini (Surfer Joe & His Boss Combo). Per quanto riguarda le sonorità tutti i pezzi sono legati da una struttura elettro-pop predominante con contaminazioni che riprendono il lavoro fatto con il primo disco, da echi di rock pinkfloydiano ad un pizzico di rumorismo.

La title-track, che apre l’album, vede una batteria che da al pezzo una struttura wave (che viene richiamata anche per il modo di cantare) e che col passare dei minuti tende ad un noise-rock intervellato da brevi “silenzi” elettronici. Un pezzo tirato e trainante, che mette subito in mostra l’eterogeneità musicale dell’artista livornese. Il successivo Bar è uno dei pezzi migliori del’album, in quanto si sovrappone l’attitudine pop delle parti vocali con parti strumentali che richiamano in causa l’industrial e che gli donano una glaciale eleganza.

Nell’intro di Electric Shock si può notare tutto l’amore per la psichedelia del musicista toscano: il brano poi sostanzialmente riprende le sonorità del brano d’apertura, con la differenza che le note questa volta risultano più “sporche” e distorte. Film è un bel pezzo strumentale “industriale dalla struttura progressive”; nella successiva Electro – pop, altra da annoverare fra le migliori, i ritmi vengono accelerati proporzionalmente al livello delle distorsioni sonore che si integrano perfettamente con il loop creato dalla voce: un pezzo che ricorda molto la ritmica e la nevrosi di Fatboy Slim.

L’accurata messa a punto degli arrangiamenti si può sentire in Limbo, pezzo pop-wave che non porta nulla di nuovo rispetto a quanto sentito sinora, che risulta più misurato, contenuto a dovere e che aggiunge una certa raffinatezza al disco. Tutt’altra storia per l’esplosiva e movimentata When I’m Alone, un piacevole crescendo di manipolazioni e cambi di ritmo (gran bel lavoro con i synth nei rallentamenti e le percussioni nelle accelerazioni).

Cutoff è un altro strumentale con un’architettura più lo-fi (impreziosito dai vocalizzi saggiamente integrati) che riassume un po’ tutto quanto detto sinora: estrema cura delle composizioni nel dettaglio, contaminazione ed eterogeneità ben condensata. L’elettro-rock (con echi kraftwerkiani) di Vertigo e la visionaria e spiazzante I’m in love, dalla forte attitudine acustica, chiudono l’album.

N_Sambo, oltre a confermare la bravura da musicista e orchestratore che già era venuta fuori nel primo album, fa della sperimentazione e del “movimento” il suo marchio di fabbrica: è riuscito a rendere più fruibile il suono senza snaturarsi e evitando l’effetto fotocopia fra i vari pezzi del disco. Non sappiamo che strada prenderà per il prossimo lavoro, ma son sicuro che Sambo farà molta strada se riuscirà a mantenere questa sua attitudine al cambiamento e diligenza nelle composizioni.