elia kazan

Elia Kazan

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Il cinema a stelle e strisce è portatore, fin dai suoi primi vagiti, di un corredo genetico multietnico. Molto prima della generazione degli italo-americani, furono i grandi cineasti mitteleuropei (da Von Stroheim a Murnau, da Wilder a Preminger), in fuga dagli orrori del Terzo Reich, a fare la fortuna di Hollywood. Il contributo di Elia Kazan al cinema americano del secondo dopoguerra è peculiare e unico, perché proviene da un diverso territorio geografico e culturale. Dentro le pieghe di un capolavoro immortale come “America, America” (in Italia distribuito con il titolo “Il ribelle dell’Anatolia”) c'è infatti la storia, autobiografica per Kazan, di un giovane uomo che abbandona la sua famiglia in Turchia per inseguire un sogno di libertà ed emancipazione negli Stati Uniti d'America.

Con i suoi film Kazan ha raccontato le difficoltà dell'integrazione, il pregiudizio razziale, la speranza del cambiamento, scavando dentro le pagine di maestri della letteratura americana come Tennessee Williams e John Steinbeck. È’ stato il regista che più di ogni altro ha saputo valorizzare il talento esplosivo di un altro immigrato illustre come Marlon Brando, dirigendolo in pellicole come “Fronte del porto” e “Un tram che si chiama desiderio”. Uno dei suoi film di maggiore successo, e forse la sua opera più compiuta sul piano formale, “La valle dell'Eden”, è stato fonte di ispirazione per intere generazioni di cineasti. Martin Scorsese, proprio partendo da “East of Eden”, gli ha tributato un commosso, vibrante omaggio in “A letter to Elia”, ringraziandolo per tutto il grande cinema che ci ha lasciato in eredità.