nicholas ray

Nicholas Ray

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

«The Cinema is Nicholas Ray»”, diceva Godard. Tra i padri del cinema americano, l’’imponente figura di Ray occupa un posto di prima importanza. La sua è una filmografia densa e variegata, che ha spaziato attraverso i generi solcando per oltre 30 anni il ventesimo secolo di celluloide. Ogni suo film merita di essere riscoperto, ma alcuni titoli in particolare sono degni di essere collocati nel sancta sanctorum della cinefilia. A cominciare da “Johnny Guitar”, magnifica declinazione del melò dentro i colori espressionisti di un western fiammeggiante e crepuscolare, con due protagonisti di straordinario carisma, assurti al rango di icone, come Sterling Hayden e Joan Crawford. Di solamente un anno successivo è l’altrettanto mitico “Gioventù Bruciata”, che nel 1955 consacrò agli altari del culto cinefilo la ribellione di James Dean.

Del 1956 è “Dietro lo specchio”, insolita esplorazione degli stati allucinatori con un grande James Mason. Ed è attraverso altri vent’anni di cinema, che Ray approdò ad alcuni degli esiti più sorprendenti che la filmografia di un cineasta avesse mai potuto regalarci. Del 1976 è “We can’’t go home again”, opera collettiva diretta insieme ad un gruppo di giovani allievi che, seguendo la direzione di Ray totalmente libera e anti-autoritaria, mise in piedi un film svincolato da ogni regola di sintassi filmica, e mai distribuito. La definitiva uscita di scena Ray la filmò invece nel 1980, insieme a Wim Wenders, con “Lampi sull’’acqua”, testamento estremo di un uomo che al cinema ha donato tutto sé stesso, fino alla fine. Anima e corpo.