Foto di scena. ©Boris Brussey

Meglio soli o mal considerati?

Spettatori assenti a 'Danse de Nuit' di Charmatz in Contemporanea

Diverse sono le strade e stradine che portano in Piazza Santa Maria delle Carceri a Prato dove, quando arriviamo, c’è chi sorseggia ancora l’aperitivo nei locali, chi fa un giro in bici e chi, come  alcuni ragazzi, guarda il cellulare sui gradini che portano alla Fortezza in cui – come riporta una targa di bronzo – nel 1944 furono rinchiusi centinaia di operai pratesi prima di esser deportati.

Sul sagrato della Chiesa molte persone sono sedute magari senza motivo, forse sono lì per caso e forse rimarranno con chi lì è arrivato per la performance che inaugura Contemporanea 2016: Danse de nuit, del coreografo francese Boris Charmatz. Ora di inizio le 20.

Foto di scena. ©Boris Brussey

Foto di scena. ©Boris Brussey

Sarebbe iniziato a prescindere? Questo ci chiediamo, ma per il momento una cosa alla volta.

Sei danzatori, in un urban style riconoscibile da dettagli che saltano all’occhio (un giacchetto di pelle bianca con frange, i pantaloni di una tuta blu sotto un saio, per ricordarne solo alcuni), spuntano tra noi chiedendoci a gran voce, e in inglese, di seguirli.

Così ha inizio l’esito di un progetto nato con Fous de dance nel 2015 e creato a Rennes dove il coreografo Charmatz è Direttore del Musée de Danse. Un Museo, che tende alla conservazione, ma di Danza, che tende al mutamento, in cui tali opposti cercano la forza per sprigionare le arti performative dalle proprie etichette. Il desiderio di una frizione simile è potuto essere l’innesco anche della creazione di Danse de nuit pensata per spazi pubblici all’indomani degli attentati di Charlie Hebdo – da cui prende infatti anche spunto – quando parte del mondo occidentale si sentì tanto attaccata nelle proprie libertà individuali da diventare subito un po’ Charlie (per lo meno sul profilo Facebook).

Anche da questa realtà così contemporanea e urgente – e perciò perfettamente “contemporanea” – prende il via un’ora in cui siamo viandanti semiconsapevoli di sei interpreti che non lasceranno inesplorato nessun millimetro della piazza o del corpo (il proprio o l’altrui) ma con il rischio (calcolato?) di far assimilare gli spettatori all’arredo urbano.

Il buio delle giornate di fine settembre arriva presto e così anche dei veri e propri uomini-faro saranno i protagonisti liminari di questa danza notturna. Con un’attrezzatura che consentirà loro di illuminare o di orientare i nostri passi verso un altro punto, questi custodi – per la cui impassibilità e resistenza ricordano qualcosa a metà tra Matrix e le Guardie Svizzere – segneranno anche il confine tra ciò che diventa visibile e ciò che non lo è.

Un confine già parziale se si pensa che i sei interpreti si sposteranno di continuo andando ad aumentare la volatilità della stessa performance.

Forse si tratta di “non-danza”, di cui Charmatz è stato uno degli iniziatori, forse è una danza che non è classificabile, come spesso viene detto. Danse de nuit è però figlia del proprio tempo: costitutiva o baluardo di un grammelot verbale e corporeo su cui inciampa.

«To write», «to sleep» sono alcune delle parole imperative che tornano come un mantra di un tempo infinito: discorsi cadenzati su un mélo anglo-francese interrompono o prolungano movimenti (e momenti) corali/individuali mai perfettamente sovrapponibili anche se talvolta sì, simultanei. Tutto e tutti scivolano l’uno sull’altro dando l’impressione di una profondità che, non appena esibita, rischia di scivolare su linguaggi certamente multipli ma instabili.

Foto di scena. ©Simone Ridi

Ogni atto, ogni profluvio verbale e danzato suscita un possibile collegamento: con un altro corpo, con un altra azione, con una inattesa incursione in un altro gruppo in cui talvolta ci ritroviamo divisi. Eppure è questa stessa liquidità a cancellare quel possibile collegamento con in più il rischio, forse consapevole, di lasciare lo spettatore allo sbando.

Allora ci chiediamo proprio: lo spettatore resta necessario o no?

Potenzialmente libero di fare ciò che vuole, di seguire un interprete piuttosto che un altro, di curiosare dove desidera mentre si fa sfuggire altro, di farsi guidare dalla curiosità o da una luce, mano a mano anche il suo ruolo può risultare sempre più confuso, e perché no, sentirsi un ostacolo che dovrebbe indietreggiare dinanzi la potenza di corpi che non si arrestano un attimo anche quando sembrano fermi.

Quanto di tutto quello che è successo in questa ora sarebbe accaduto ugualmente?

L’impressione è che Danse de nuit rischi di restare impigliato su di sé e che nel mostrarsi inciampi soprattutto contro un ruolo che manca. O che forse non si cerca più. Magari è in un museo.

Letture consigliate:
• Quella strana cosa chiamata performance: a Teatro a Corte si indaga il contemporaneo, di Giulio Sonno
• Missione Roosvelt – Tony Clifton Circus, di Manuela Margagliotta
• L’Uomo che cammina – Leonardo Delogu/Valerio Sirna/Hélène Gautier, di Giulio Sonno
• Augenblick o la trappola della libertà – Amaranta Teatro|Orma Fluens, di Giulio Sonno
 

Ascolto consigliato:

 

Visto il 22 settembre 2016 a Contemporanea Festival, Prato

Crediti ufficiali:

interpretazione Ashley Chen, Julien Gallée-Ferré, Peggy Grelat-Dupont, Mani Mungai, Jolie Ngemi, Marlène Saldana
coreografia Boris Charmatz
luci Yves Godin, portate in Prato da Duccio Raffaelli, Alessandro Lizzio, Richard Butler, Nicola Morucci
costumi Jean-Paul Lespagnard
training vocale Dalila Khatir
glossolalia improvvisata dai danzatori
testi Tim Etchells
le parole di Patrick Pelloux in un’intervista dell’8 gennaio 2015 a Radio France Inter
scritti di Boris Charmatz
citazioni e riappropriazioni da Robert Barry, Marc Gremillon, Bruno Lopes, Didier Morville, Thierry Moutoussamy, Bruce Nauman, Christophe Tarkos
oltre a una rima francese per fare la conta counting-out rhyme
direttore di palco Fabrice Le Fur
tecnico luci Mélissandre Halbert
coach delle prove in tournée Magali Caillet-Gajan
direzione di produzione Sandra Neuveut, Martina Hochmuth, Amélie-Anne Chapelain
produzione Musée de la danse diretto da Boris Charmatz.
L’associazione riceve contributi da Ministry of Culture and Communication (Regional Direction of Cultural Affairs/Brittany), the City of Rennes, the Regional Council of Brittany and Ille-et-Vilaine General Council www.museedeladanse.org
L’Istituto francese regolarmente supporta il tour internazionale del Musée de la danse con il supporto