Foto di scena. ©Regina Brocke

La malattia dell’amore nella danza

A RomaEuropa 'OCD LOVE' di Sharon Eyal e Gai Behar | L-E-V Company

The first time I saw her…
everything in my head went quiet.

Quando Neil Hilborn, affetto da disturbo ossessivo compulsivo (OCD), si innamora, tutti i suoi tic improvvisamente scompaiono. È la tregua di una malattia e l’inizio di un’altra. Ma può l’amore essere un rimedio alla malattia, oppure diventa esso stesso malattia?

È proprio da OCD – la poesia del giovane slam poet: struggente attraversamento di cosa vuol dire amare quando si è affetti da disturbo ossessivo compulsivo – che prende le mosse OCD LOVE di Sharon Eyal e Gai Behar dell’israeliana L-E-V Company (“cuore”, in ebraico): non soltanto una trascrizione corporea della poesia bensì un viaggio nel baratro più oscuro del desiderio culminante in una danza sull’orlo dell’abisso.

Foto di scena. ©Ron Kedmi

Tutta la coreografia sarà una lotta fra il giorno e la notte, il raziocinio e le tenebre, fra eleganti costumi neri lontanamente fetish (Odelia Arnold) e il bianco dei corpi, proprio perché l’amore non può che muoversi lungo polarità violente senza ammettere sfumature: può essere estatico o struggente, tenero o crudele, corrisposto o sfuggente. Lungo queste oscillazioni emozionali si snoderà così la danza di Eyal, in un paesaggio buio come un quadro di Goya e illuminato da una luce quasi caravaggesca (Thierry Dreyfus) nello scolpire i chiaroscuri sulla perfetta linea muscolare dei danzatori (Gon Biran, Rebecca Hytting, Mariko Kakizaki, Leo Lerus, Darren Devaney, Keren Lurie Perdes) – mirabili nella tecnica e detonanti nell’energia – e nell’investire i corpi febbricitanti di un aspetto quasi malato, segno inequivocabile della patologia che li percuote dall’interno.

Si inizia da un ticchettio assillante che presto si svilupperà nelle sonorità elettroniche create live dietro le quinte dal musicista Ori Lichtik, come un groove ancestrale dal cuore pulsante a rimarcare una ripetizione rituale — della malattia e della danza. Fra tic frenetici, false partenze, reiterazioni di movimento e variazioni sul tema, i danzatori vanno così alla ricerca disperante dell’amore, o della sua guarigione, perdendosi nelle tenebre della notte, nei suoi odori, nel suo pulviscolo di luce buia che sfoca i corpi dispersi ora in duetti, terzetti o parti corali in cui non è difficile immaginare l’atmosfera da clubbing della vibrante vita notturna di Tel Aviv, ramificati in geometrie corporee sempre diverse, magnetiche, irrisolte, in posture anomale come in torsioni del corpo inedite.

Foto di scena. ©Gil Shani

Dell’amore, i danzatori ne esplorano la solitudine che comporta la sua assenza in un assolo dove i passi di danza classica si confondono con una scrittura del corpo più intima, o ancora il dolore e l’alienazione della sua perdita, l’euforia e la sensualità carnale nei suoi tratti più delicati nell’amore fra due donne, o in quelli più possenti declinati al maschile, sempre guidati dal battito onnipresente e assordante della musica tecno che i danzatori sembrano più voler combattere attraverso il movimento che assecondare.

I want her back so bad…
I leave the door unlocked
I leave the lights on.


Infine, dal dolore di una perdita arriva la luce di una nuova guarigione. Per il poeta Hilborn è rinunciare ai suoi tic ossessivi senza la tentazione irresistibile di cedere all’ansia. Così, anche OCD LOVE viene infine inondato da un ultimo luminosissimo fascio di luce prima che il sipario inghiottisca i danzatori senza nessun apparente motivo. Niente finisce infatti in questo sogno di danza a occhi aperti – insieme cristallino nel rigore compositivo e oscuro nelle forze pulsionali sviscerate, densa di pensiero cerebrale e slancio sensuale – forse perché l’amore, una volta percosso il corpo, non finisce ma continua pur sempre a esistere, che lo guardiamo danzare o meno.

Letture consigliate:
• Miopi all’esistenza: la danza di Abbondanza/Bertoni e Zappalà a Orizzonti Festival, di Sarah Curati
• Per una sana follia: Quotidiana.com debuttano a Orizzonti 2016 con sPazzi di Vita, di Sarah Curati
• L’amore come possibilità di redenzione. ‘Amore e resti umani’ di Fraser/Bisordi, di Sarah Curati