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Cronache dal lido #5

Freaks out (Gabriele Mainetti, Concorso)

Nella Roma occupata del 1943, un gruppo di circensi guidati dall’ebreo Israel (Giorgio Tirabassi) in fuga verso l’America viene ostacolato dal gerarca nazista Franz (Franz Rogowski), che è alla ricerca di uomini dotati di superpoteri da asservire alla causa del Terzo Reich. L’occasione fornirà ad ognuno di loro la possibilità di vivere la propria diversità come un dono, e non come una maledizione. Riprendendo lo schema del fortunato lungometraggio d’esordio Lo chiamavano Jeeg Robot (2015), Gabriele Mainetti rilancia il tentativo di italianizzazione dell’universo filmico legato ai supereroi. Il risultato però questa volta è un fumettone kitsch prolisso e fracassone, in cui lo slancio di ambizione non è stato aiutato dalla disponibilità di un budget vistosamente corposo. (Stefano Lorusso)

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Un autre monde (Stephane Brizé, Concorso)

Philippe (Vincent Lindon) è un dirigente d’azienda alle prese con un difficile momento sia sul lavoro che in famiglia. I vertici richiedono un pesante piano di ristrutturazione che impone numerosi tagli sul personale. Il suo matrimonio vive una crisi profonda, amplificata dalle tensioni in ambito lavorativo e dalle condizioni del giovane figlio Lucas affetto da disturbi del comportamento. Al terzo e ultimo capitolo di una trilogia dedicata al mondo del lavoro composta dai precedenti La legge del mercato (2015) e In guerra (2018), il regista e sceneggiatore francese Brizé regala al concorso veneziano uno dei film più intensi e riusciti, tratteggiando il ritratto di un uomo in crisi ma che non ha rinunciato alla propria responsabilità di uomo. Magnifica interpretazione di un grande Vincent Lindon, protagonista in ruoli diversi anche dei due precedenti film della trilogia. (Stefano Lorusso)

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Kapitan Volkonogov Bezhal (Natasha Merkulova e Aleksey Chupov, Concorso)

Il film Kapitan Volkonogov Bezhal (Il capitano Volkonogov è scappato) si candida come sorpresa della Mostra. I registi russi Natasha Merkulova e Aleksey Chupov ci portano nella Russia delle purghe staliniane attraverso la fuga a Leningrado del Capitano Volkonogov (un intenso Yuriy Borisov), che, dopo il suicidio di un collega, decide di scappare dal suo ufficio e dal suo ruolo di torturatore per cercare perdono tra i familiari delle vittime. Il film, intrecciando atmosfere action movie a un’attenzione particolare per l’iconografia simbolica (il colore rosso è vero fil rouge del film) possiede una forza visiva estrema che, senza sosta, mostra l’inferno di una città e di un’anima. (Giulia Angonese)

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