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Cronache dal lido #3

Competencia Oficial (Gaston Duprat, Mariano Cohn, Concorso)

Un anziano magnate dell’industria farmaceutica che decide di produrre un film per pura auto-celebrazione pre-postuma, una fiammeggiante regista incaricata di dirigerlo (Penelope Cruz), due interpreti maschili (Antonio Banderas e Oscar Martinez), antitetici per sensibilità ed esperienze lavorative, che accettano di esserne i protagonisti. Sono i soggetti, amabilmente messi a nudo nei loro tic e nelle loro piccole ipocrisie, di una brillante sceneggiatura che con pungente ironia smonta molti cliché del meccanismo interno delle produzioni cinematografiche e i limiti della sua “industria culturale”. Un convincente ritorno al concorso veneziano per la coppia di argentini Duprat-Cohn, a cinque anni di distanza da El ciudadano ilustre (2017), in grado di regalare più di una risata all’interno di un concorso come sempre dominato dai toni drammatici. (Stefano Lorusso)

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The Lost Daughter (Maggie Gyllenhaal, Concorso)

Leda (Olivia Colman), professoressa di letteratura italiana in vacanza in Grecia, osserva le dinamiche di una famiglia che soggiorna nella stessa località di mare. Ad attirare ossessivamente la sua attenzione è il rapporto tra una giovane madre (Dakota Johnson) e la sua bambina, in un parallelismo di gesti e suggestioni che aprirà squarci su un doloroso vissuto personale. Per l’esordio dietro la macchina da presa l’attrice Maggie Gyllenhaal sceglie di adattare il romanzo La figlia oscura di Elena Ferrante, senza riuscire nel tentativo di coniugare introspezione psicologica e sfumature da thriller. Il risultato è uno sfilacciato e confuso buco nell’acqua in cui si salva soltanto l’interpretazione della sempre affidabile Colman. (Stefano Lorusso)

The Lost Daughter

Sundown (Michel Franco, Concorso)

Protagonista di Sundown è Neil Bennett (rilevante l’interpretazione di Tim Roth), ricco londinese in vacanza con la famiglia ad Acapulco. Un lutto in patria sconvolge il soggiorno e introduce all’assurdo comportamento di Neil che, con una scusa, non segue i familiari e rimane in Messico. Con il suo solito stile “minimalista” e il suo sguardo penetrante, il regista Michel Franco racconta una deriva umana, bagnata dal sangue della violenza nella società messicana, attraverso un film meno di impatto rispetto a Nuevo orden (Leone d’argento lo scorso anno), ma ancora molto intrigante. (Giulia Angonese)

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