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Au nom du fils – Vincent Lannoo

E’ possibile credere fortemente nella religione come unica ancora di salvezza in un mare di sofferenze ed incertezze? Ma soprattutto, è possibile smettere di crederci da un giorno all’altro, come un’amore rimosso od un lontano ricordo cancellato perché doloroso?

Elisabeth (Astrid Whettnall) è una fervente cattolica dall’incrollabile fede, oltre a svolgere le solite faccende domestiche e ad accudire i figli conduce anche una trasmissione radiofonica (“La parola vivente”) di stampo religioso su un’emittente locale; insieme a Padre Achille (Achille Ridolfi), parroco della comunità. Elisabeth ha fiducia nel prossimo e soprattutto in Padre Achille, che sembra essere l’unica persona in grado di capirla e di starle vicino dopo l’assurda morte del marito. Il rapporto tra lei e il parroco si incrina non appena scopre l’intimo rapporto che si era instaurato tra lui e suo figlio quattordicenne. Elisabeth si trasformerà in una vera e propria “giustiziera” che la farà pagare, in nome di suo figlio e di tutti gli altri ragazzi che hanno subito la stessa sorte, a “quelli” come Padre Achille.

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Il regista belga Vincent Lannoo mette in chiaro fin dalle prime sequenze che si tratta di una commedia nera, crudele e spietata e dal tema alquanto scottante: la pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica. Molti casi infatti sono stati insabbiati dal Vaticano in Belgio e in tutta Europa. Lannoo nella costruzione delle scene e nella scelta degli attori mostra un grande spirito innovatore e provocatorio. La vendetta e la morte ci vengono presentate in maniera del tutto surreale ed estrema, si ride di situazioni amorali e questo accade perché il regista vuole mettere in evidenza l’insensatezza di certe azioni violente (anche se giustificate) da relegare in una dimensione immaginaria della nostra mente.

Anche il tema della fede in Dio viene argomentato brillantemente. A mano a mano che Elisabeth scava nel profondo delle sue paure, della sua rabbia e delle sue “supposte verità”, diventa sempre più consapevole dell’inconsistenza della religione di fronte al male che affligge il mondo degli uomini.

La pellicola è ricca di citazioni, da una scena di caccia accompagnata dalla Cavalcata delle Valchirie ripresa da Apocalypse Now di Coppola fino al richiamo a Tarantino (che a sua volta cita Leone) attraverso ravvicinatissimi primi piani e una sbalorditiva somiglianza tra la Beatrix Kiddo di Kill Bill ed Elisabeth, entrambe eroine dal tormentato passato in cerca di giustizia e vendetta.

Certamente Au nom du fils è un titolo che ha fatto discutere questa trentunesima edizione del Torino Film Festival e farà altrettanto se verrà distribuito in tutta Italia, anche se ne dubito. Ma si sa le vie del Signore sono infinite.