At Any Price zac efron

At Any Price – Ramin Bahrani

Mentre Clint Eastwood dialoga con una sedia vuota alla convention di Tampa del partito repubblicano il suo collega iraniano Ramin Bahrani con il suo film At Any Price, in Concorso a Venezia, racconta il vuoto e i segreti che si annidano nel cuore di quell’America rappresentata dalla sfilata di puro sangue americani, alti, robusti e sorridenti quali sono i figli del candidato repubblicano Mitt Romney così come si sono visti proprio a Tampa. Una squadra che ruota intorno alla figura paterna. Un team, parola che ritorna sempre nel film ed anche durante questa nuova campagna elettorale che riporta l’America in quell’incrocio da dove in verità non si è mai mossa. Tra un futuro che si allontana sempre di più dai sani e forti principi della Costituzione e da quel Sogno che gli anni Sessanta hanno tramutato in incubo e un passato che fatica a farsi testimone, esperienza per migliorare.

L’America è sempre lì tra un ottimistico Yes We Can e un ambiguo We Can Do Better e il film di Bahrani lo evidenzia impietosamente in un finale che ci fa capire che ogni passo in avanti porta con sé tremendi cicatrici curate con silenzi infetti. Se parlando della letteratura della Lost Generation (quella di Hemingway, di Fitzgerald) Marcus Cunliffe sottolineava come ogni nuova fase è una rottura con la fase precedente in un disconoscimento della figura paterna, At Any Price sembra muoversi proprio su questa linea, in una sorta di Re Lear a cui viene negata la possibilità di riunire le figlie e porre la fatidica domanda, così come ai figli sembra venir negata la possibilità di fare capire di che pasta sono fatti. Perché a volte la vita è proprio questo. La paura di calcolare male la velocità con cui prendere la curva.

Sono solo le colpe del padre o sono anche le colpe del figlio? Nell’Iowa, nell’America più profonda, più autentica, quella che affiora solo raramente all’attenzione dell’Europa, le famiglie vivono di un’agricoltura che si è fatta industria, tra sementi Ogm, tra clienti da conquistare in una lotta capitalistica dura senza pudore, che non si ferma neanche davanti alla morte e dove conta solo vincere. Tra queste famiglie si muove la famiglia protagonista del film, con un sorprendente Zac Efron ed un eccezionale Dennis Quaid nel ruolo del padre.

C’è tutto in questo film. C’è l’orgoglio protestante del self-made man, c’è la violenza, le armi nascoste in macchina e sfoderate senza farsi troppi pensieri, c’è lo sport, dal Baseball alle corse d’auto, ci sono i trofei che luccicano in stanze vuote abbandonate da figli in fuga, ci sono persone che hanno perso l’occasione del Viaggio e altre che hanno trovato il coraggio di affrontarlo. C’è l’inno, The Star-Spangled Banner, cantato ad alta voce con la bocca impastata da salsiccia e birra. Ci sono le scazzottate e i sorrisi, sempre e comunque.

At Any Price è una discesa lenta in un inferno dove alzare la testa vuol per forza dire colpire chi ti sta dietro. Una cartolina precisa di un incubo americano che tra incertezze politiche ed economiche si sta consumando nella follia di giovani che non esitano a sparare sulla folla. Ma soprattutto, ed è per questo, che il film merita di essere visto, c’è tutta la retorica americana analizzata in maniera scientifica, secca, precisa e amara.