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Arctic Monkeys @ Palasharp (MI)

Arctic Monkeys w/Mystery Jets @ Palasharp (MI) – 26 Gennaio 2010

Tutto sold out, ma si sapeva da tempo e il pubblico italiano per gli Arctic Monkeys riserva sempre un tutto esaurito ed un'accoglienza calorosa. Dopo tre Ceres in due (perché vendono solo pacchi da tre) e classico panino pre-concerto con salamella annessa di tutti i condimenti possibili io e Andrea R. entriamo in un Palasharp già affollato.

Il gruppo spalla solitamente lo si guarda con diffidenza, ma spesso può riservare delle sorprese. Stavolta non è stata così, la prima data italiana nel Maggio 2006 degli Arctic era stata aperta dai Milburn (forse troppe cose in comune con i cuginette di Sheffield ma molto bravi a tenere carica la folla); mentre per quest'ultima data ci troviamo i Mystery Jets.
Chi apre ha il duro compito di coinvolgere un pubblico che il 99,9% delle volte non è lì per te, ci si aspettava qualcosa di più, qualche ritmo che tenesse il pubblico caldo e invece salvo uno degli ultimi singoli “Half in Love with Elizabeth” (tratto dal secondo album del 2008 “Twenty One”) i Mystery Jets non hanno esaltato particolarmente. Molti avranno notato l’ingresso in stampelle del cantante Blaine Harrison e successivamente la sua esibizione insieme alla band ma seduto, ciò causato dalla spina bifida, ma questo non ha limitato Blaine nella sua passione per la musica e la sua carriera musicale.

Arriva il momento atteso, c’è curiosità nel sentire le nuove sonorità delle quattro “scimmiette” che hanno un po' spiazzato con l'uscita di “Humbug” per essersi discostati parecchio dalle prime due fatiche. Anche il look ha risentito della produzione americana seguita da Josh Homme (front man di Queen of The Stone Age e Them Crooked Vultures), tre su quattro si presentano coi capelli lunghi davanti agli occhi e via le frangettine degli anni ‘’00. Luci soffuse ambrate, atmosfera cupa, quasi tetra e si parte con “Dance Little Liar” e ciò fa presagire qualche sentore sulla scaletta. Il pezzo è un crescendo continuo fino a ricalare di ritmo, quasi fino a fermarsi e ripartire di nuovo con maggior veemenza con “Brianstorm”, che toglie il fiato, qui il pubblico entra in temperatura perché questo è uno di quei pezzi che ti scalda proprio, ti trascina; tutto merito di Matt Helders che diventa elemento portante della band essendo sempre impeccabile nell'esecuzione, minuziosa e carica di energia. Si prosegue con “This House is a Circus”, l'ottima “Still Take You Home”, “Potion Approaching” e “Red Light Hand” cover di Nick Cave, il tutto condito da luci che per tutto l'arco dello spettacolo varieranno le cromie, insieme agli schermi a led ai lati del palco, con le immagini singole dei membri della band. L'atmosfera si surriscalda su uno dei brani nuovi e futuro singolo “My Propeller” che insieme a “Crying Lightning” sono due dei pezzi più belli dell'album nuovo. Dopo la b-side “Catapult” finalmente arriva la parte tanto attesa, che perfino i muri conoscono e ballano anche loro: “The View From The Afternoon” e “I Bet You Look Good On A Dance Floor”. In alcuni pezzi come appunto in “The View From The Afternoon” Alex Turner e soci cambiano, la dilatano leggermente, qualche suono più fine anni ’60’, si sente il cambiamento lo si percepisce subito. In generale le chitarre nei pezzi nuovi sono più dilatate con tocchi psichedelici, meno taglienti e le ritmiche meno veloci e caotiche, più trattenute ma comunque intense. Sempre pregevole Jamie Cook alla chitarra ma dopo la scarica adrenalinica si passa alla romantica e suadente “Cornestone”, “If You Were There, Beware”, all'irruenza di “Pretty Visitors” coi suoi repentini rallentamenti, “Do Me A Favour” fino alla coinvolgente “When The Sun Goes Down”, dove la folla dopo l'intro, inizia ad acclamare ed applaudire ed Alex Turner attende per qualche minuto godendosi il pubblico, ripartendo solo dopo con la strofa dove il basso di Nick O’Malley la fa da padrone come sempre. Si arriva fino a “Secret Door” che viene prolungata ed anticipa la caduta di coriandoli dorati dal cielo (molto americani anche in questo). Come tutte le band di un certo livello, escono e rientrano per i due ultimi pezzi di chiusura: l'apprezzatissima “Fluorescent Adolescent” e “505”.

Bisogna ammettere che hanno avuto coraggio, il coraggio di chi sa cosa ha raggiunto e cosa può ancora fare. Hanno cambiato rotta (nemmeno di troppo di facile ascolto) e se li si sente aspettandosi qualcosa (classico errore che feci anche io quest'estate mentre guardavo la presentazione dell'album live in streaming), si sbaglia assolutamente, bisogna metabolizzare il nuovo suono con calma. Ora sono più maturi e più ragionati, avranno perso di istintività nei live (anche se forse Alex Turner non è mai stato un animale da palco), però hanno acquisito consapevolezza, dettano i tempi del live rallentando e aumentando il ritmo a loro piacimento, suonando sempre ad altissimi livelli e questo indifferentemente dall'evoluzione (che piaccia o no) è fuor di dubbio.

In definitiva un gran bel live, più controllato, meno istintivo dei primi ma comunque carico e intenso. Ci vuol coraggio a lasciare fuori dalla set list “Teddy Picker” ed è anche in questo che si denota un punto di svolta non solo musicale, che ci fa capire che queste “Scimmie Artiche” si stanno evolvendo su tutti i fronti.

– Set List –
“Dance Little Liar”
“Brianstorm”
“This House Is A Circus”
“Still Take You Home”
“Potion Approaching”
“Red Light Hand” (cover Nick Cave)
“My Propeller”
“Crying Lightning”
“Catapult”
“The View From The Afternoon”
“I Bet You Look Good On A Dancefloor”
“Cornerstone”
“If You Were There, Beware”
“Pretty Visitors”
“Do Me A Favour”
“When The Sun Goes Down”
“Secret Door”

– Encore –
“Fluorescent Adolescent”
“505”