orson welles

Orson Welles

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Era il 1963 quando ne La ricotta sotto la direzione di Pier Paolo Pasolini, il regista Orson Welles “faceva” Orson Welles, ovvero interpretava il ruolo di un uomo che di mestiere mette in scena film, il tutto nella campagna romana delle borgate capitoline, dove il cinema era il momentaneo ossigeno tra fame e miseria.

Orson Welles per il grande pubblico è “quello di Quarto potere” o talvolta, più semplicisticamente, “quello del film con la slitta che ha il nome di una rosa”. Ma per un italiano sarebbe più accorato e patriottico sapere che Welles sia stato un regista, certo, ma che il cinema italiano lo abbia celebrato come tale, per il suo ruolo, però all’interno di una pellicola che esplode per levatura di contenuto, capacità di messa in scena del dramma e direzione sublime della tensione morale, nel tormento onirico della regia di PPP.

Ed è ancora più antecedente l’italianità che segna l’esordio artistico di Welles: è infatti il teatro di Goldoni ad essere una delle primissime espressioni artistiche, vissute in prima persona e anche qui come sopra da attore e non da regista, che avvicinano man mano Welles al cinema. Il tutto succede con una precocità notevole, quasi nemmeno a vent’anni e in Europa, dunque anche lontano dalla sua statunitense terra natale: in questo demarca quella precocità non raramente tipica di certe personalità artistiche, che non hanno avuto bisogno del tempo per dimostrare il talento ma soltanto bisogno dello spazio per farlo. E lo spazio prediletto da Welles, per anni, è stato il teatro.

Se a 26 anni dirigi un film che viene considerato universalmente uno dei capolavori del cinema non sei stato solo un bravo, bravissimo, regista ma possedevi un innato talento: Orson Welles nel 1941 dirige Quarto potere, permettendosi dodici mesi di lavorazione tra riprese e montaggio, un’onta contro le rigidissime prescrizioni hollywoodiane della produzione.

Inizia dall’insuccesso di Quarto potere, in un primo tempo affatto innalzato agli onori artistici, la carriera cinematografica di George Orson Welles. In questo non successo di principio si ribadisce un altro dato ricorrente, insieme alla precocità, che spesso ha caratterizzato “i grandi”, ovvero “la distruzione” della prima opera in un primo tempo, come la bocciatura nella materia diventata poi d’elezione o la non ammissione alle prestigiose accademie che poi hanno portato il nome del poco promettente allievo.