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David Cronenberg

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Il cinema di David Cronenberg è fisico. Viscerale, al tempo stesso avvolto di un fascino morboso e contemporaneamente stomachevole e visivamente ripugnante. Un cinema di maschere, travestimenti e mutazioni.

La filmografia del noto regista canadese si può dividere in due tempi: dagli esordi sino al 2002, anno dell’uscita di Spider, le sue opere trasmettono un senso di malessere il più delle volte autocompiaciuto: il corpo veniva ridotto ad un mero oggetto da mutare e da distruggere fino ad essere ridotto in qualcosa di nauseante. Ha dimostrato, sino all’eccesso, come gli uomini e le donne siano esseri dominati dai propri istinti, incapaci per colpa dei loro impulsi di distinguere la finzione dalla realtà. Queste sue tematiche disturbanti hanno fatto di lui un regista sui generis; amato ed odiato per il suo stile, ha lasciato comunque un’impronta evidente in quel sottogenere definito Body horror grazie a prodotti come Il demone sotto la pelle, La mosca, Videodrome e M. Butterfly.

Le sue pellicole successive, a partire da quella tratta dal romanzo di Patrick Mc Grath, han segnato un’evoluzione nel suo cinema, sancendo una maturità soprattutto nei contenuti: A History of Violence, La promessa dell’assassino e Cosmopolis sono film pregevoli sotto ogni aspetto, in cui l’autore è rimasto fedele a quelle che sono le sue ossessioni, approfondendo però le dinamiche della narrazione attraverso una maggiore analisi psicologica delle azioni dei personaggi, senza schiacciare il pedale sugli elementi morbosi che hanno caratterizzato i suoi film precedenti.

Assieme ad un altro grande cineasta come David Lynch, è senza dubbio il regista che ha dato il maggior contributo nell’indagine della psicologia perversa degli uomini; addentrandosi nei labirinti della mente umana, filma e proietta quello che molti registi considerano sconveniente con l’intenzione di turbare ed affascinare lo spettatore, in uno stile unico ed inimitato.