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Pier Paolo Pasolini

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Come si può definire con una sola parola una delle personalità più versatili e complesse del Ventesimo secolo? Pier Paolo Pasolini. Divulgatore, giornalista, poeta, regista, scrittore. L’eclettismo dimostrato in questi campi ha reso alla nostra penisola un patrimonio che, per quanto possa anche essere criticato, è sicuramente una delle eredità culturali più vaste che ci siano giunte. La filmografia di Pasolini merita un’analisi approfondita. Regista sperimentale, provocatore, cinico ma estremamente delicato, ha usato il cinema come veicolo per diffondere le sue convinzioni, per ribaltare i filtri della morale comune e dimostrare come questo possa essere, oltre alla voce, un mezzo di divulgazione poetica.

Dalla narrazione dell’aspra esistenza condotta dai borgatari romani (Accattone e Mamma Roma) alla messa in scena di tragedie greche (Edipo re e Medea) e alla crisi dei valori borghesi e cattolici (Teorema e Porcile) usando un linguaggio unico nel suo genere, fatto di volti scavati o prestati al cinema, di colori accesi e atmosfere che trasmettono un senso di male di vivere allo spettatore e che hanno reso tali pellicole memorabili per la loro assenza di filtri, perle che testimoniamo la genialità di un uomo, l’ergersi di una voce fra le masse inebetite da ciò che è convenzionale, comune e vuoto.

Colpisce soprattutto la capacità di narrare storie antitetiche l’una dall’altra mantenendo comunque una comune impronta, trattando un tema attraverso visioni diametralmente opposte (la libertà sessuale gioiosa vista nella “Trilogia della vita” opposta al sesso come arma per sottomettere e umiliare del Salò). Ma dove emerge l’anima in assoluto più intima di Pasolini è un piccolo gioiello cinematografico della durata di 20 minuti: Che cosa sono le nuvole, un episodio toccante e meraviglioso, di una poesia struggente sulla bellezza del creato.