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Wdoppio – CANI

All’interno di Contemporanea, It is my world! – il progetto a cura di Kinkaleri – ospita in anteprima W doppio performance del gruppo di ricerca coreografica CANI (Caia, Jenna, Mureddu). Da due porte separate, sotto forti luci al neon bianche, entrano in scena Jacopo Jenna e Nicola Cisternino (Compagnia Petrillo Danza): mise blu per il primo, rossa per il secondo.

Dispongono due metronomi sopra una piccola tavola sorretta da due lattine di Coca Cola e si allontanano verso gli opposti lati della scena. Un ticchettio scandisce il silenzio: è un vuoto, un tempo debole che i due attori non temono di attraversare, riempire, agire; si avvicinano e si incontrano così su un limen in cui azioni verbali sempre più serrate vanno a comporre una grammatica corporea e rituale attraverso cui poter parlare.

Il rosso e il blu si intrecciano, si sfidano, si studiano su movimenti di estremo sforzo calibrato, e più sembrano inseparabili più in realtà si allontanano, quasi in modo immotivato, fino a ritornare alla posizione di partenza—mentre il pendolo intanto continua a oscillare. Così come il dispositivo meccanico si basa su parametri precisi e replicabili, allo stesso modo i due performer tornano a incontrarsi ogni volta nel centro gravitazionale della scena, come destinati a «comunicare» secondo oscillazioni imponderabili. Una sfuggente e sfuggevole costruzione linguistica in cui le parole-azioni appaiono indipendenti le une dalle altre, in un sincronismo che assomiglia sempre di più a una gabbia dorata. I punti di forza e di debolezza di ciascuno, dunque, creano un contatto fisico scartato e riavviato continuamente come il dispositivo di potere da scongiurare.

A un tratto, però, quel dispositivo cambia e i due attori escono di scena. Ritorna il vuoto, riempito stavolta dalle aspettative dello spettatore, dai suoi sguardi vigili, dai suoi respiri: rientreranno? quando? e come? Il buio in sala cede allora il passo a intense illuminazioni provenienti dal fondo, al Liebestod del Tristano e Isotta di Wagner, a Jacopo Jenna e Nicola Cisternino in mise nera. La forza centripeta iniziale si allenta ora, si espande e comincia a invadere tutta la scena: battuta da un monologo a due voci ed esplorata dalla cupa ironia di due corpi, che, sì, sarebbero disposti a riprovare, a ritentare ancora, ma – sembrano chiedere – qual è il senso di una successione temporale, quando le azioni verbali rischiano di cadere nello stereotipo non appena vengono costruite?

Si spengono le luci su «un grande punto interrogativo del nostro secolo» – affrontato anche da Massimiliano Civica in Letture dal quaderno rosso – e sullo stupore con cui si rafforza il punto esclamativo alla fine di It is my world!

Wdoppio: una semiconsonante tra la ricerca e l’accettazione dell’altra parte, quella mancante, amputata; oppure una “M” rovesciata, come quella con cui Kinkaleri avviò nel 2007 il progetto «una nuova insegna in città» foresta intricata di segni. Forse due facce dello stesso foglio da scrivere.