Victor James McAvoy, Daniel Radcliffe

Victor. La storia segreta del dottor Frankestein – Paul McGuigan

Nel circo di animali trapezisti e fenomeni da baraccone di uno spietato “imprenditore” londinese, trova spazio un povero clown deforme e senza un nome, trattato come un animale, appassionato di anatomia e scienza e innamorato della bella trapezista. Quando quest’ultima cadrà dall'alto del suo equilibrismo, sarà proprio il clown a salvarle la vita, rivelando un'intelligenza ben oltre la sua umile professione. A notarlo sarà il Dottor Frankenstein, giovane e visionario studente di medicina che, dandogli il nome di Igor, lo vorrà al suo fianco nell'ambizioso progetto di dare vita ad una creatura, a partire dalla morte.

Non sarà certo questo ruolo a far dimenticare l’eredità di Harry Potter che Daniel Radcliffe si porta dietro da tempo. L'Igor del film è un personaggio piuttosto improbabile, sia con la gobba che senza. Colpa non tanto della sua prova attoriale (e del quotatissimo James McAvoy che lo accompagna), quanto dell'impianto generale del film, che fatica a prendere una direzione convincente.

Dopo le prime scene, che si meritano l'applauso per una buona ricostruzione digitale e sembrano rivelare un progetto di qualità, ci troviamo proiettati prima al circo e poi nei bui scenari londinesi ottocenteschi, che ricordano il mondo di Sherlock Holmes. Palazzi d’epoca, castelli, circoli di scienziati e tribunali della fede e della legge. Ricchi di fascino, mistero, oscurità e ricostruzioni d'epoca.

Ma il mondo suggestivo a cui rimanda Frankenstein, fatto di scienza, passione e visione del futuro, lascia ben presto il posto ad una trama pasticciata e mal costruita, seppure basata in parte sul romanzo originario di Mary Shelley. Vi è l’intreccio d’amore romantico, l'amicizia sincera, la contrapposizione tra fede e ragione, la dimensione psicologica che spinge all'azione (ognuno dei protagonisti si accompagna a diversi chili di scheletri nell'armadio), la brama di potere che conduce al male. La banalità e la rapidità con cui si entra e si esce negli sviluppi della trama ha quanto meno del semplificatorio, ma è forse proprio lì che si intende collocare il film: un fragoroso spettacolo di immagini che porta dalla letteratura d’autore al grande pubblico.

Il film, diretto da Paul McGuigan, attraversa i generi cinematografici per chiudere, tra esplosioni e creature umide, come un film di supereroi. Con Igor a fare il buono, Victor l'eroe tormentato e Prometeo, la creatura di Frankenstein, il mostro cattivo e incontrollabile.

Dopo trenta minuti di fulmini e scintille, frutto dell'incrocio tra scienza e follia creativa, ci si tolgono di dosso le ceneri dell’apocalisse, per tornare alla vita ordinaria. Sì, abbiamo scherzato: non voleva essere un film di supereroi ma solo il sogno visionario di un giovane e coraggioso scienziato pazzo. I contenuti stimolanti, che vorrebbero accompagnare il film, sono solo brevi cenni. Presi in prestito, sostanziati da dialoghi banali e poi rigettati nel calderone dello spettacolo per bocche aperte.