miamifestival_milano

Tre giorni a vedere i MAIEMI al MI AMI 2011 ▌ Day Two

DAY TWO

Passata la notte, dopo il pranzo vista Idroscalo ricomincia un’altra giornata MAIEMI.
Il tempo è incerto anzi ormai ogni giorno a quest'ora piove, manco avesse appuntamento fisso.

Iniziano i Majakovich dopo sulla Collinetta, è un peccato che ci sia poca gente, io e Rosario ci mettiamo in transenna, anche solo due “stronzi” davanti, se sei lì che suoni, fanno piacere a qualsiasi band, soprattutto se giovane. Davanti veniamo travolti da tanta potenza e “The Financial Cut” rende proprio come immaginavo, con questo suono fra lo stoner e l’alternative rock sperimentale in pieno periodo anni '90.

Mi lancio verso il Pertini dove iniziano i giovani Charlestones freschi di Heineken Jammin' Festival del giorno prima, attaccano con “Westflora Carillon” primo video estratto dal loro album “Out From The Blue”. Il pezzo è azzeccatissimo, ha tiro, melodia e ritornello trascinante mente gli altri brani risentono molto dell'influenza dei Kooks ma è proprio quando si lasciano andare e alzano il tiro che rendono al meglio come nel brano di chiusura. Tanta qualità, umiltà, ottime prospettive e il pubblico apprezza e se ne accorge. Go Charletones go!

Tempo bastardo, vien giù il finimondo, si riinizia sul Pertini con Zabrinsky che riesco a seguire solo da lontano al coperto ma li apprezzo, però li apprezzerò sicuramente meglio un’altra volta. Dall'altra parte in Collinetta fra una corsa nel fango e una pozzanghera riesco a sentire un di sfuggita Il Cielo Di Bagdad e qui al Pertini iniziano i poliziotti in giacche di pelle, gli Smart Cops. Il “Cattivo Tenente” rende ottimamente, le altre si perdono un po', all'intimo Handmade li apprezzai molto di più. Rendono sicuramente maggiormente col pogo sotto il palco.

La Collinetta inizia ad affollarsi, ecco i Be Forest, trio pesarese fra freddo shoegaze e new wave di stampo Cure (per dire il primo nome che viene in mente), ipnotizzano il pubblico con le ritmiche serrate della standing-drummer e i riverberi della chitarra, il tutto accompagnato dalla lieve voce femminile che strega e fa sognare.

Totalmente l'opposto come genere e come atteggiamento sono i Radio Days: di nero vestiti, lanciano power-pop diretto, immediato, melodie che si cantano, si ballano e timidamente inizia anche splendere il sole in Collinetta. Nel frattempo c’è Ettore Giuradei sul Pertini che con “La Repubblica del Sole” sembra invocare anche lui il bel tempo. Babalot di sfuggita mentre Ghemon e Al Castellana non li vedo nemmeno.

Sarebbe comoda una bicicletta!
Palco Pertini, Forty Winks, sì, quelli che vidi all'Arena Parco Nord quando manco avevo la patente in un Independent Days Festival e poi di nuovo due anni dopo, sì dai quelli che cantavano “Sweet Sweet Frenzy”, “ Why Worry”, pop–punk melodico veloce.
Ecco sono vivi e vegeti, hanno fatto un gran bell'album (Bow Wow), riuscendo a rinnovarsi con qualità e coscienza. Ci sono anche synth e tastiere, insomma si sono rigenerati come meglio non si poteva immaginare, fra college rock e rock'n roll, tastiere che riportano al brit-pop dei primi '90, con attitudine punk.

In Torcida (ormai i palchi li tratto come se fossero stanze di casa mia) ci sono i Welcome Back Sailors, duo emiliano che ci accompagna in atmosfere elettroniche e sognanti, capaci come pochi di venare di malinconia quei ricordi passati annegati nei riverberi, “I'll Be There” ne è l’esempio lampante. Poi ti giri, vedi il figlio del cantante (Danilo) ancora in passeggino che muove la testa a tempo della musica del papi e la malinconia svanisce e inizi a pensare quanto i bambini siano meravigliosamente imprevedibili.

Di là in salotto (Palco Pertini) stanno letteralmente spaccando come pochi gli LNRipley, tutti mascherati, bulbi oculari che rimbalzano sul pubblico, drum'n bass ed elettronica potente. Gran spettacolo con Viktor scatenato, poi toccherà agli esperti Casino Royale dominare la scena.

Ritorno in camera (palco Torcida), c’è Enrico Boccioletti (ex Damien*) ora Death in Plains. Folate lo-fi di elettro pop, condite con voce che danza sulle basi elettroniche riportandomi ai Radio Dept. Ma nettamente più schizofrenico. Provare per credere.

Degli Iori’s Eyes ne sento parlare tanto e bene, quindi per forza bisogna sentirli. Tutto confermato, le voci non erano infondate, le trame vocali di Clod sono surreali, scatta il giusto applauso della Collinetta per una voce così che a tratti si mescola e a tratti diventa vera protagonista su tessuti sintetici di Sofia ma con ritmiche affilate del batterista Giacomo che danno la giusta sostanza all’operato della band milanese in questa atmosfera eterea. Ne sentirete parlare tanto ancora.

PSV1308247005PS4dfa43dd3fa35

È una Collinetta “dream” come sonorità, perché dopo tocca a Banjo Of Freakout (aka Alessio Natalizia ex- Disco Drive) e il viaggio continua in terre apparentemente lontane e irreali. Intanto a Londra lo avevano capito prima di noi che aveva i numeri. Notevole. Poi toccherà a Marco Parente salire sul palco.

Passo da Emis Killa, mi atteggio un po' da rapper, ma non son capace, lascio a chi sa e me ne vado.
L’inizio non mi fa impazzire ma poi sanno come conquistare il pubblico del Pertini i 2 Guys In Venice (Nick Merenda già ne Gli Sportivi e Carlo) che incidono per Nano Rec. di Spiller nell’est della nostra penisola! Saranno uno dei dj set che apprezzeremo di più, da rivedere, riballare, risentire assolutamente se vi capitano vicini!
Dopo aver sentito e visto un'istituzione come DJ Gruff ho anche fatto un salto da Gianni Miraglia a sentire il reading del suo ultimo libro intitolato “Muori Milano Muori”… e sarebbe bene che lo leggeste. Dopo un po' di Reset, forse troppo per me, e dopo svariati chilometri evitando pozzanghere senza buoni risultati andiamo a dormire. More Fango! More Fango!

Domani DAY THREE!

Grazie a Beatrice Fragasso per la foto.

Ecco i link di alcuni fotografi dove troverete, persone, baci, bambini, artisti, dj, addetti ai lavori, voi e tutti gli altri. (naturalmente le foto sono di tutti e tre i giorni)

Elisabetta Bellosta
Miriam Tinto
Monelle Chiti
Beatrice Fragasso
Stefano Ponti

Leggi qui il DAY ONE
Leggi qui il DAY THREE