The Woman Who Left-2

The Woman Who Left – Lav Diaz

Lav Diaz è il campione del cinema filippino moderno, un cantastorie libero dalle convenzioni che contempla i travagli del suo popolo, la crudeltà e assurdità del potere, la turbolenta storia della sua patria. The Woman Who Left è il suo ultimo film, presentato in concorso a Venezia, dove nel 2008 è stato premiato nella sezioni Orizzonti per Melancholia.

Filippine, 1997: La radio annuncia la fine del colonialismo occidentale con il ritorno di Hong Kong alla Cina e la morte di Madre Teresa pochi giorni dopo Lady Diana. Unico paese cattolico del sudest asiatico, la sua capitale Manila è la città con il più alto tasso di criminalità al mondo. Horacia (Choaro Santos) è un’’insegnante di scuola che da trent’’anni è detenuta in un penitenziario rurale per un omicidio che non ha commesso. Dopo la confessione della compagna di cella Petra (Sharmaine Buencamino) viene scagionata. Tornata a casa scoprirà la morte del marito, la fuga della figlia minore Minerva (Marjorie Lorico) e la scomparsa del figlio maggiore nella capitale Manila. Avvolta nel buio, con l’’aiuto di mendicanti, pazzi e prostitute, individui vulnerabili ed esposti alle macchinazioni delle classi sociali più agiate, realizzerà una crudele e misteriosa vendetta ai danni del suo vecchio amante Rodrigo (Michael De Mesa), ora a capo di un clan criminale, responsabile della sua condanna.

lav diaz leone d'oro venezia 73

Nato come una riscrittura del racconto Dio vede quasi tutto, ma aspetta di Lev Tolstoj, storia di un mercante che trascorre 26 anni in una prigione in Siberia accusato di omicidio, The Woman Who Left inizia dalla sua conclusione e con uno svolgimento letterario si dipana mostrandoci le cicatrici e le lotte di emarginati che non vogliono altro che sopravvivere e, magari, essere felici. Ma si può essere felici in un paese attraversato da simili contraddizioni?

Scegliendo un passo lento e una lunghezza smisurata, l’’artista filippino nel suo cinema non accetta il compromesso e manipolazione: manipolazione delle emozioni del pubblico, esploratore di una narrazione libera e avvolta nel mistero, e tecnica del materiale filmato (il montaggio è ridotto al minimo). Ogni lunghissima scena è una catastrofe a sé stante che ha la sua vita e morte, composta da piani sequenza frontali dall’’effetto ipnotico, rarissimi movimenti di macchina e nessun primo piano.

Nonostante la presenza di elementi da romanzo noir, l’’immaginario di Lav Diaz rimane immacolato ed eterno. Cinema libero che non ha paura di mostrare la silenziosa disperazione dell’’essere umano.