la region salvaje still

La region salvaje – Amat Escalante

La region salvaje del regista messicano Amat Escalante (Sangre, Heli) è un’’opera allucinante e perversa. Una successione estenuante di emozioni e stati d’animo totalmente altalenanti conditi da una regia fortemente gore.

In una casa nei boschi di Guanajuato una coppia di anziani si serve del giovane corpo di Veronica (Simone Bucio) per soddisfare sessualmente un’’entità aliena dalla forma tentacolare. Nello stesso tempo la dolce e disillusa Ale (Ruth Ramones) fa del sesso mediocre e rituale con il marito Angel (Jesus Meza) e dei residui di meteorite si aggirano troppo vicino al nostro pianeta. In un contesto dove la violenza è ambiente, Veronica si ritrova in un pronto soccorso per un morso sul fianco di un cane. Qui farà l’’incontro dell’’infermiere Fabian (Edeb Villavicencio) fratello omosessuale di Ale che nasconde un’’umiliante e morbosa relazione di sesso con il cognato. Insomma, una storia piuttosto sporca.

la region salvaje Amat Escalante

Partendo come un decadente dramma sull’’infedeltà dal timbro che richiama la Trilogia della Morte di Inarritù, La region salvaje cade rovinosamente con tutta la propria corporeità nel metafisico come certi fiumi che passano dalla piena all’’asciutto. Escalante si rifiuta di spiegare molti elementi del racconto tanto che la mostruosa creatura (simile a quanto si è visto in Possession di Andrzej Zulawski e Under the Skin di Jonathan Glazer) che dona estasi sessuale liberando il lato selvaggio di chi viene da essa penetrata, ha una genesi che rimane sconosciuta come sconosciuta è la personalità dei quattro personaggi principali.

L’’autore sottrae troppo alla scrittura e alla recitazione tanto da rendere incomprensibili le numerose sotto storie e la presenza di inserti pornografici e inspiegabili molte delle reazioni dei protagonisti. E’ come se non ci fosse un punto d’’arrivo, un punto dove possono convergere tutti i significati né un punto di partenza di una riflessione ben più profonda.

Il direttore della fotografia Manuel Alberto Claro, come già aveva fatto in Melancholia e Nymph()maniac di Lars Von Trier, intensifica il contrasto di ogni immagine riducendo l’’illuminazione, dando uno stile visivo oscuro e minaccioso, stile amplificato dalla regia carica di piani medi fissi e lente carrellate. In questa visione nichilista del mondo (terreno ed extraterrestre) non sembra essersi possibilità di accesso ad uno spiraglio di luce.