The Danish Girl Eddie Redmayne

The Danish Girl – Tom Hooper

Con Il Discorso del re Tom Hooper aveva narrato con eleganza ed ironia (molto british) la dura “personale crociata” che re Giorgio VI aveva dovuto affrontare per combattere la balbuzie e per essere in grado di parlare in pubblico senza vergogna e senza imbarazzanti interruzioni o ripetizioni. In The Danish Girl Hooper passa da un handicap che riguardava l’esprimersi ad un vero e proprio “difetto di natura” come lo definirà Lili/Einar (protagonista del film interpretato da un sempre più camaleontico Eddy Redmayne), facendo divenire il corpo un ostacolo per la realizzazione completa del proprio io.

Copenaghen, anni Venti. Einar e Gerda Wegener (una magnetica Alicia Vikander) sono una giovane coppia sposata di pittori, docile e remissivo paesaggista lui, determinata ed emancipata ritrattista lei. I due, trascorrono il tempo dipingendo e partecipando a eventi mondani (volti a pubblicizzare la loro arte). Ma un semplice e innocente favore – in assenza della modella, Gerta chiederà al marito di posare per lei in abiti femminili – coinciderà con l’apertura del vaso di Pandora. In Einar si ridesteranno sentimenti sopiti a lungo e repressi. Per Einar il suo corpo diventerà molto presto una prigione, una gabbia di pelle e convenzioni sociali da cui tenterà fatalmente di sottrarsi.

La pellicola, tratta dal romanzo omonimo di David Ebershoff, rispetta tutti i codici del film biografico ed è “confezionata” in maniera impeccabile, ogni sguardo o inquadratura sono il frutto di un minuzioso lavoro, ma questo non basta a rendere il film pregnante. Manca quel “qualcosa in più” che permetta al pubblico di sentire sotto pelle il dolore e lo smarrimento del protagonista. Eddie Redmayne controlla ogni suo gesto e sguardo, ma tutta questa “morbosa attenzione” verso i particolari non fa altro che produrre un effetto di distacco, proiettando lo spettatore lontano dalle sofferenze reali (la storia narra infatti di Lili Elbe, prima persona a essere riconosciuta come transessuale) del protagonista.

Alicia Vikander ci regala un’interpretazione profonda, sanguigna e riuscitissima, forse più di Redmayne che, nonostante fisicamente sia perfettamente aderente al personaggio (metamorfosi fisica riuscita anche ne La teoria del tutto dove interpretava Stephen Hawking) di Lili Elbe, la sua interpretazione risulta “da manuale” , contenuta e senza sbavature, la cui mancanza rende la rappresentazione del personaggio poco empatica.

Il volto e i delicati lineamenti di Eddie Redmayne sono incorniciati da una fotografia nitida, pulita, quasi patinata grazie anche a sgargianti costumi d’epoca e ad un arredamento in pieno stile art-decò (nel periodo in cui la coppia risiede a Parigi); e la pellicola da film si fa dipinto ed Einar/Lily da pittore diventa soggetto poliedrico e contrastato. Ed in questo Gerta, legata da un amore profondo ed incondizionato fino all’ultimo al marito, svolge un ruolo fondamentale poiché è attraverso il suo sguardo che Einar riuscirà a vedere Lily dentro di se e a combattere la battaglia contro i pregiudizi della società del tempo e soprattutto contro la parte impaurita di se stesso.

The Danish Girl, forse non risulterà un film d’impatto o viscerale, ma è una storia di coraggio che non deve essere trascurata, un esempio di forza e determinazione per chiunque si senta “fuori posto”.