Shylock Parrinello

Shylock – Mauro Parrinello

Stavate morendo dalla voglia di sapere quale fosse lo spettacolo che più ho apprezzato durante la breve escursione all’Apulia Fringe Festival? Sarà, ma ci credo poco. Prima però torniamo un attimo al sistema di valutazione, già illustrato nel precedente articolo . L’organizzazione ha deciso di affidare al pubblico la scelta dei finalisti, poi valutati da una giuria tecnica composta da intellettuali ed esperti. Per farla breve, dunque, la giuria tecnica si è ritrovata a dover valutare cinque opere selezionate dal pubblico, senza avere l’opportunità di preselezionarle in maniera autonoma. Una scelta anomala e personalmente non condivisa, ma altresì sicuramente studiata e ragionata a dovere.

Forse – e ci tengo a sottolineare l’avverbio – con una giuria più qualificata, uno spettacolo come Shylock avrebbe avuto una sorte differente, però la storia non si fa con i «se», e questo è un punto sul quale torneremo più avanti. Fatto sta che, per rimanere in tema di valutazioni e forchette, ho assegnato cinque posate alla messinscena e se ci fosse stata la lode avrei attribuito anche quella.

Lo spettacolo nasce dalla penna di Gareth Armstrong – attore, regista e drammaturgo della Royal Shakespeare Company – in occasione del Festival di Edimburgo del 1998 e ha ottenuto un clamoroso successo di pubblico con oltre un migliaio di repliche in tutto il mondo. La pièce approda in Italia e al Fringe grazie alla traduzione di Francesca Montanino e alla messinscena dell’attore e regista della Compagnia dei Demoni di Genova, Mauro Parriello.

Foto di scena ©Matteo Nardone

Shylock, l’ebreo, l’usuraio che pretende la libbra di carne dal corpo dell’odiato Antonio, lo sappiamo tutti, è il personaggio chiave de Il mercante di Venezia. Questa volta però, nonostante il titolo dell’opera in questione, non è lui il vero protagonista. A rubargli la scena, infatti, c’è il suo fidato nonché unico amico Tubal, un personaggio che nel dramma shakespeariano ha solo otto battute, per giunta in prosa.

Il Mercante sta per iniziare, ma c’è un malfunzionamento all’impianto tecnico. Tubal, quindi, viene “buttato” sul palco con l’obiettivo di intrattenere il pubblico; ed egli, maldestro timido e impacciato, in uno spazio vuoto riempito solo da scatole piene di memoria, decide di donare al pubblico la sua versione dei fatti.

Shylock è ridotto a un pupazzo di stoffa, estratto da una delle scatole che compongono la scenografia. Recita alcune delle sue battute grazie alla voce off di Federico Giani, e, anche grazie a esse, il protagonista ricostruisce la storia del ricco ebreo dentro e fuori l’opera shakespeariana. Usuraio da disprezzare o vittima di una persecuzione, chi è realmente Shylock? Attraverso un viaggio trasversale guidato dal materiale delle sue scatole, Parriello/Tubal conduce lo spettatore nell’evoluzione e nella rivalutazione storico-filosofica che – dalle rappresentazioni attoriali di Burbage, Kean e Irving, alla messinscena di Reinhardt – ha subito il personaggio nel corso dei secoli. Un percorso nella storia del teatro e della civiltà ebraica ben condotto e ottimamente strutturato.

Foto di scena ©Matteo Nardone

Ma in fondo, siamo sicuri che Tubal abbia un ruolo così marginale nell’opera del Bardo? Tornando al «se» iniziale: cosa sarebbe avvenuto se non avesse risposto a quella fatidica domanda del suo amico usuraio, evitando così di alimentarne l’ira? «Ebbene, Tubal! Che notizie da Genova? Hai trovato mia figlia?» Parriello decide di non rispondere, si congeda con un silenzio, con delle parole strozzate in gola e la consapevolezza che anche una parte apparentemente irrilevante può cambiare il corso della storia.

Con questo articolo si conclude il nostro approfondimento seriale sull’Apulia Fringe Festival. Una rassegna organizzata da giovani che con un budget ridotto sono riusciti a proporre un cospicuo numero di spettacoli eterogenei e d’indubbia qualità. Inevitabilmente ci sono state delle imperfezioni, ma su queste ultime bisognerà lavorare per migliorare la prossima edizione—nella speranza che il teatro si irradi finalmente tra i giovani (e non solo) del territorio pugliese senza più tanti «se».

Grazie


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