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S.P.A.C.E. – Calibro 35

Sperimentare, senza mai smarrire la propria identità. Questo sembra essere lo spirito della band milanese funk, jazz, alternative rock Calibro 35 che, sotto la guida di Tommaso Colliva, in nove anni di attività ha saputo intrecciare musica e cinema, suoni ed immagini.

Le melodie diventano canzoni da cantare, anche se non hanno le parole e si esprimono in un talento tutto italiano, che porta i nomi dei polistrumentisti Massimo Martellotta ed Enrico Gabrielli, del bassista Luca Cavina e del batterista Fabio Rondanini. Archeologi ed artigiani – così definisce la band Massimo Martellotta – che ricercano per scoprire e cercano di riprodurre e mettere la firma alle loro creazioni e, se lo strumento è sempre un mezzo e mai un fine, ciò che conta veramente è l'attitudine, la conoscenza, la metodologia, le dinamiche di studio e la ricerca personale di ciascun componente.

Dopo, quattro dischi di esplorazione del genere poliziottesco anni ’70 ’e delle atmosfere noir, i Calibro 35 si concentrano, dunque, sullo spazio, animati dal desiderio di far succedere qualcosa di musicalmente nuovo. Nasce, allora, S.P.A.C.E., album di 14 canzoni, registrate presso il Toe Rag di Londra, e pubblicate sotto l'etichetta discografica Record Kicks, tutte tranne Neptune.

Un concept diverso che ha un immaginario di riferimento molto largo e che, pur essendo un po' retrò e legato alla filmografia anni ’50 e ’60, si presta ad interpretazioni e sperimentalismi musicali molto personali. Il suggestivo mondo dello spazio non offusca, però, la tradizionale forma “Calibro 35” e la vecchia maniera di fare musica lavorando sul nastro analogico. Atmosfere di suspense ed incognito animano 74 Days After Landing, mentre la coralità strumentale accompagna Serenade for a satellite, Something happened on planet earth e in An Asteroid Called Death si unisce alla psichedelica e alle voci degli OoopopoiooO, Vincenzo Vasi e Valeria Sturba.

Universe of 10 dimensions è poi un cammino tra i sentieri della musica da immaginare con l'udito, un alternarsi di ambienti generati dal suono e da un atipico ed inaspettato fagotto, con il lavoro di arrangiamento di Gianni Ferrio; presente e passato della band, spazio e terra, organo, chitarra, flauto ed ottone si incrociano invece in Space e Thrust Force. Un album maturo, in cui organi e sintetizzatori mescolano la loro potenzialità timbrica a strutture a volte improvvisate, altre volte più studiate o catturate dall'esperienza live e in cui l'Esperienza diventa Musica.