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CLBR35 Live From S.P.A.C.E. – Calibro 35

Non ci resta che scappare più veloci che mai

Forse un disco così mancava. Non che i Calibro 35 nel corso di una carriera che, al di là delle singole esperienze soliste, è già molto lunga e consolidata, avessero necessità di un nuovo album, ma serviva un disco che “cristallizzasse” un certo suono à la Calibro registrato dal vivo. Infatti, come tutti quelli che hanno avuto il piacere di ascoltare almeno una volta il gruppo milanese nato nel 2007, la frase che immediatamente corre alla mente è questa «L’album è eccezionale, ma dal vivo è tutta un’altra cosa: non puoi dire di conoscere i Calibro 35 senza prima averli ascoltati dal vivo».

Ed ecco che allora questo LP CLBR35 Live From S.P.A.C.E. cade, è il caso di dirlo, proprio a fagiolo. Quattordici canzoni registrate con la cura che solo un’etichetta serie e di livello come la Record Kicks. E si parte subito forte, con la bellissima An Asteroid Called Death (uno dei titoli di canzoni migliori dell’ultimo anno) che ci trascina a viva forza in un universo glaciale, ma non privo di repentini baluginii, vaghe stelle evocate ed esplorate dalle tastiere di Enrico Gabrielli. La musica dei Calibro è tanto fascinosa perché, a differenza di altre esperienze simili e similari virate verso la tecnica, è anche ricca di sostanza, di sudore, di pacca insomma che i membri del gruppo riversano sul palco e, in questo caso, su disco.

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La settimana traccia in tal senso è illuminante: Future We Never Lived è contraddistinto da un basso d’eccezione, un Luca Cavina in stato davvero di grazia, coadiuvato dal, siamo pronti ad essere smentiti, quello che si segnala come uno (se non il) migliore batterista delle nostre latitudini, ovvero Fabio Rondadinini. Questo CLBR35 Live From S.P.A.C.E. insomma va giù che è un piacere per il suo carattere, alla stregua di un buon amaro dopo-pasto, “schietto e sincero, ruvido ma anche arrotondato in certe sue sfumature di sapore”. Eurocrime è un pezzaccio che difficilmente ti fa star fermo e ti viene subito la voglia, con i fiati che spingono verso il cielo o verso la strada, di indossare lunghe giacche di pelle, maglioni acrilici, pantaloni a zampa e fare la faccia più truce che si può. Ma il disco, un po’ inaspettatamente, è (quasi) già finito: non ci resta tutti quanti di scappare, più veloci della luce, più veloci della madama, più veloci di me e di te: Notte in Bovisa e via a pedalare ed a macinare ancora della musica di così alto livello.

Forse non sai che:
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