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America bruciata

In 'Road Movie' Di Genio attraversa la desertificazione USA degli anni '80

“Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ha vinto soffiando sulla rabbia e sull’insoddisfazione degli elettori bianchi. Dalle urne è uscito un paese trasformato e le conquiste degli ultimi otto anni oggi sono a rischio.” Così scrive Joan Walsh su The Nation, mentre un miliardario dall’aria patinata ha conquistato lo scranno della Casa Bianca a suon di motti razzisti, populismo e provocazioni battendo la favorita sedicente “democratica” Hillary Clinton. La stampa americana e estera è incredula, da New York a San Francisco studenti, famiglie, intellettuali scendono nelle strade gridando: “Not my President”, “Dump Trump”, “Fuck Trump”.

Fatto sta. Mentre una parte di mondo è esterrefatta e immagina scenari apocalittici per il futuro, in North Carolina niente meno che il Ku Klux Klan organizza una parata in onore di Trump, un Lenny Smith qualsiasi per festeggiare la vittoria porta la famiglia a mangiare in un fast food o magari un Barry Harris in Ohio preso dall’entusiasmo decide di regalare un fucile a suo figlio. Perché dal suo appartamento di Manhattan o Union Square, Walsh si è dimenticato che l’America vera appartiene ai Lenny e ai Barry che certo non leggono il New York Times, non mangiano vegano macrobiotico, non si sono mai spostati dalle loro sperdute province e non potevano che votare Trump.

Questi sono i veri U.S.A., l’America profonda che Joel (Angelo Di Genio) un gay trentenne attraversa con un viaggio disperatamente folle, in Road Movie (di Godfrey Hamilton). Tutto nasce da una serata e da una sbronza colossale, Joel si risveglia in una casa sconosciuta in California lontano dal mondo yuppy della sua New York, il buon samaritano che l’ha soccorso si chiama Scott e senza nemmeno accorgersi Joel si innamora di lui. Torna nella Grande Mela, ma non può fare a meno di Scott e allora prende la macchina e parte per le lunghe autostrade del continente, dove incontrerà innumerevoli personaggi rigorosamente made in USA, segnati tutti dalla perdita di qualcuno. Angelo di Genio interpreta e caratterizza ciascuna di queste persone, ma in scena non è solo, dialoga con una viola e un pianoforte suonati da Giorgio Bernacchi e a muovere le file del racconto viene aiutato da un impertinente occhio di bue che decide cosa mostrare al pubblico e quale parte della scena illuminare, creando una narrazione attenta ai dettagli e fortemente suggestiva.

Road Movie è la storia di un amore folle raccontato dai sopravvissuti di un guerra che non ha avuto pietà per nessuno: l’Aids. Tra madri ironicamente tragiche, figlie dei fiori bruciate dagli acidi, Joel viaggia tra le macerie di questo nuovo Vietnam tutto stelle e strisce trovandosi faccia a faccia con i pregiudizi e le contraddizioni del “paese della libertà”.

Un quadro irriverente e realistico dell’America degli anni ’80, colpita dall’epidemia dell’Aids, ma anche la faccia di un paese nascosto e decadente che dopo i devastanti danni culturali del reaganismo forse non poteva che ritrovarsi con un presidente come Trump.

Ascolto consigliato

Teatro dell’Orologio, Roma – 2 dicembre 2016

Crediti:
ROAD MOVIE
di Godfrey Hamilton
traduzione Gian Maria Cervo
regia Sandro Mabellini
musiche di Daniele Rotella
pianoforte e violoncello Antony Kevin Montanari
con Angelo Di Genio
produzione Teatro dell’Elfo
foto ©Manuel Scrima || ©Manuela Giusto