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Mommy – Xavier Dolan

L’enfant prodige del cinema mondiale Xavier Dolan (classe 1989) per la prima volta sbarca in competizione a Cannes, con Mommy un’opera che da una parte non fa altro che confermare il suo indubbio talento, ma dall’altra ribadisce il suo autocompiucito lavoro sulla forma. Il film è strutturato su un complessissimo rapporto tra un ragazzo problematico, affetto dalla sindrome della mancanza di autocontrollo, e la singolarissima madre; un rapporto quasi morboso di completa auto-giustificazione, fino a quando in scena entra la vicina di casa, ed il cortocircuito è completo. La scelta quindi di isolare i personaggi in una inquadratura opprimente e claustrofobica (1:1) segna una specie di scelta morale quanto estetica, quando arriva una ventata di libertà per i personaggi facendoglieli allargare fino al formato 1.85:1 (scope), dando così una boccata d’aria al tutto.

Un film che a tratti riesce e convince, ma che sarebbe potuto essere molto più convincente se lo stesso Dolan avesse cercato una minore spettacolarizzazione ed un certo senso del pudore rispetto a quella interessantissima storia. Ha dalla sua tre attori incredibili nei loro ruoli: Anne Dorval, Antoine-Olivier Pilon e Suzanne Clement. I momenti più alti provengono proprio da quella recitazione così marcata ma allo stesso tempo leggera e sensibile. Quando invece il giovane autore canadese è troppo concentrato sulla forma del suo film, sulla fotografia ammiccante, su una macchina da presa sempre più fuggente, non arriva mai ai livelli di intimità emotiva, fisica e verbale dei suoi attori.

Continuando così a giocare con l’immagine, ed allo stesso tempo con le musiche, non fa altro che intensificare la sua indole costantemente autocelebrativa con una spocchiosità, che così reiterata non può essere solamente più imputabile alla giovinezza. Proprio lì crolla, ancora più degli altri questo Dolan. Il ragazzo ha indubbio talento ma c’è da chiedersi quando crescerà, quando riuscirà a esser consapevole dei propri mezzi senza uscirne, come sempre, vittima. Forse è giusto ancora dargli tempo, soprattutto per le sue qualità di ammaliare qualsiasi pubblico e di coinvolgere, ma ci aspettiamo molto altro.